Questo sito e’ penalizzato: ecco perche’…. ed ecco il vincitore !
La settimana scorsa, in questo post, ho spiegato che questo dominio, WmTools.com, aveva subito una brusca riduzione del PagerRank, da PR5 a PR3.
Pur avendo le mie personali teorie sul motivo di questo avvenimento, ho voluto coinvolgere i lettori, invitandoli a rispondere a queste 3 semplici domande:
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1) Secondo te perche’ e’ stato abbassato il Pagerank di Wmtools.com ?
2) E’ stato abbassato algoritmicamente o manualmente in seguito ad una segnalazione da parte di qualcuno?
3) Secondo te ci ripristinano il Pr se facciamo una reinclusion request ?
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In pochi giorni sono state pubblicate piu’ di 60 risposte, tutte molto interessanti.
Ora e’ giunto di spiegare le mie motivazioni per cui cio’ e’ accaduto e, ovviamente, decretare il vincitore (che ricevera’ un ingresso gratuito al Seo Web Marketing Experience ).
Prima di tutto partiamo con una doverosa premessa, che ci aiutera’ a capire meglio il perche’ di questa riduzione di pagerank.
Perche’ avviene l’abbassamento del PageRank?
I motivi per cui avviene una riduzione del pagerank possono essere diversi. Eccoli…
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1) Abbassamento del Pr Algoritmico / “naturale”
Un abbassamento “naturale” del pr da parte dell’algoritmo di google e’ ovviamente dovuto alla riduzione della quantita’ e qualita’ dei backlinks ricevuti. Supponiamo che fino a ieri avevi 100 backlinks da siti con alto pr e che domani la meta’ di questi backlinks vada persa. Ovviamente Google abbassera’ algoritmicamente il pr del tuo sito, in proporzione ai backlinks persi. Questo pero’ non e’ il caso di Wmtools che, al contrario, negli ultimi anni ha visto soltanto crescere quantitativamente e qualitativamente i backlinks nel tempo.
2) Abbassamento del Pr Algoritmico / “temporaneo” o per “cause tecniche”
Se trasferite il vostro sito su un nuovo dominio o reindirizzate la url della vostra home page su una sotto-cartella o su una sotto-pagina ovviamente, il pagerank della vostra home page andra’ perso. A meno che non reindirizzate la vecchia pagina/dominio al nuovo url utilizzando il cosiddetto “Redirect 301″. In tal caso comunque occorrera’ del tempo, da alcune settimane a qualche mese, prima di vedere sulla vostra barrettina verde l’effettivo trasferimento di Pr dal vecchio al nuovo url. Se dunque trasferite url o domini usate sempre il 301 altrimenti addio Pr. Nel caso di WmTools, circa 2 anni fa c’e’ stato un cambio di questo tipo per trasferire i puntamenti dalla sotto-cartella in cui c’era il blog alla home page. Ma utilizzando subito il 301 nulla e’ andato perso. Motivo per cui mi sento di escludere anche questa ipotesi.
3) Abbassamento del Pr Algoritmico per Aumento innaturale dei backlinks nel tempo
C’e’ chi ritiene che il pr possa essere abbassato da Google in seguito ad un elevato e innaturale aumento dei backliks nel tempo (soprattutto se tali backlinks vengono da siti di bassa qualita’). Ad esempio se dall’oggi al domani ricevo 10 mila liks da pagine spam, la cosa’ puo’ danneggiare il mio sito. Questo fenomeno, in effetti, per quanto possa comportare delle penalizzazioni, in realta’ non implica mai un abbassamento di Pagerank. Un conto e’ la penalizzazione (e quindi una perdita di posizioni per certe keyword) e un’altra e’ il semplice abbassamento di Pr. Quindi, sempre per WmTools, tale ipotesi deve essere esclusa a priori anche perche’, a tale dominio non e’ mai accaduto nulla di simile.
4) Abbassamento del Pr “di massa”.
C’e’ anche chi ritiene che il pagerank si sia abbassato in modo proporzionale in tutti i siti web, nel giorno in cui Google ha effettuato un ricalcolo globale del Pr di tutti i siti mondiali. Questo e’ vero, ed e’ un fenomeno accaduto molti mesi fa. WmTools pero’, come tutti gli altri siti, aveva gia’ subito questa riduzione, e il suo pr si era stabilizzato a livello 5 da molto tempo. Inoltre, anche se la riduzione fosse avvenuta in seguito a questo fenomeno il pr di wmtools non sarebbe mai passato da pr5 a pr3 nell’arco di pochi giorni. Quindi, anche tale ipotesi, nel caso di WmTools e’ assolutamente da scartare.
5) Abbassamento del Pr per Vendita Links
C’e’ un’ultima ipotesi di abbassamento del pagerank che puo’ derivare dalla vendita di links.
Google circa 1 anno e mezzo fa ha dichiarato battaglia alla vendita di links, dichiarando ufficialmente che i siti web che adottavano questa pratica avrebbero subito un abbassamento di Pr. Cio’ e’ realmente accaduto e, quotidianamente accade ancora oggi (con maggiore intensita’) per molti siti web che vendono links. La rilevazione dei siti che vendono links puo’ essere fatta tramite segnalazione manuale tramite il pannello di Webmaster Tools di Google dove, i quality raters, analizzeranno manualmente il sito prima di applicare la riduzione di Pr. Non e’ da escludere pero’ (e, per esperienza posso confermarlo) che Google abbia gia’ sviluppato un algoritmo capace di rilevare in modo automatico tali links a pagamento e, di conseguenza, che possa infliggere tale riduzione del PR in modo automatico/algoritmico senza l’intervento dei quality raters. Ora pero’ nascono 2 domande spontanee:
1 – I Quality raters, per quanto siano esperti, come possono essere sicuri che quel link presente nel nostro sito sia davvero a pagamento?
2 – L’algoritmo per la rilevazione dei links a pagamento, se esiste davvero, e’ infallibile? E puo’ fare un lavoro migliore o peggiore dei quality raters?
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Il caso WmTools
Per rispondere alle 2 domande qui sopra, riprendero’ in mano il caso di WmTools.
Il motivo dell’abbassamento del PR di WmTools, puo’ essere ricondotto infatti ad 1 sola ipotesi tra quelle sopra elencate. Ovvero la vendita di links.
Per prima cosa dobbiamo quindi chiederci:
1) Quali links sono stati venduti su Wmtools?
2) L’abbassamento di pr per la vendita di questi links e’ stato algoritmico o manuale?
Ecco le risposte…
1) No, non sono mai stati venduti links a nessuno. Questo sito e’ troppo importante e strategico per poterlo “sprecare” nella vendita di links. Ok, se mi pagassero 5000 euro al mese per ogni links venduto forse chiuderei un occhio
. Ma la realta’ e’ che i pochi spiccioli che potrei guadagnare vendendo links su questo sito non giustificherebbero mai tale scelta . Morale, non e’ mai stato venduto nessun link ne’ lo sara’ fatto in futuro.
La risposta successiva invece e’…
2) L’abbassamento del Pagerank e’ stato fatto manualmente. In seguito a segnalazione tramite il Webmaster Tools.
Perche’ e’ successo questo?
Per prima cosa devo dire che questo non e’ il primo dominio dove ho subito un abbassamento di Pr. Da molto tempo gestisco tanti domini (soprattutto in lingua inglese), da pr1 a pr7, dove ho testato e ritestato un po’ di tutto, compreso ovviamente la vendita di links e le relative “penalizzazioni”.
Ora, per motivi di tempo, non analizzero’ tutte le possibili cause per cui l’algoritmo di Google puo’ correttamente o erroneamente rilevare un links a pagamento. Ma ne diro’ comunque una delle piu’ importanti. Ovvero la presenza di links a siti non a tema. Questa e’ una delle piu’ importanti e frequenti variabili su cui l’algoritmo di Goolge o lo stesso quality rater puo’ prevedere l’esistenza di un link a pagamento (le altre cause per cui cio’ avviene saranno discusse durante il Seo Web Marketing Experience).
In realta’ su WmTools non ci sono links “fuori tema” o meglio, potrebbero essercene, ma non sono stati quelli il motivo della penalizzazione. Se vedi i links presenti in questo sito, ad eccezione dei link presenti nei vari blog-post (tutti ovviamente coerenti con i contenuti del sito e dell’argomento), gli unici links potenzialmente “sospetti” sono quelli sulla destra, nella side bar, ovvero:
* 3 Web Marketing
* Business Plan
* Corso Marketing
* Direct Marketing
* Web Marketing Forum
Il primo links punta ad un corso gratuito di web marketing ed e’ perfettamente a tema. Il 2°, 3° e 4° links potrebbero essere “sospetti” in quanto non perfettamente a tema (si parla di marketing, direct-marketing e business plan, non esclusivamente di web marketing). Il 5° links punta ad un ottimo forum di web marketing.
Quindi il 2°, 3° e 4° links potrebbero essere la causa di un’abbassamento algoritmico del pr. Peccato pero’ che quei links ci sono da diversi anni mentre, l’abbassamento di pr e’ avvenuto soltanto poche settimane fa, verso meta’ novembre 2008 quando….
Un Link “sgradito”
A meta’ novembre 2008, ho deciso di aggiungere su WmTools un link al sito WebMarketingForum.it, un sito perfettamente a tema e di cui apprezzo molto i contenuti.
In contemporanea, pochi giorni prima, avevo anche segnalato un’utile guida, realizzata sempre dallo stesso autore di tale forum, a tutti i miei iscritti (circa 90 mila persone) e sullo stesso blog di Wmtools, evento che probabilmente ha attirato gli sguardi e l’interesse di diversi operatori del settore.
Fatto sta che, a distanza di circa 7 giorni dalla pubblicazione di tale links su WmTools, il pagerank del sito e’ crollato da pr5 a pr3.
Ora, se si fosse trattato di un abbassamento algoritmico del PR, tale fenomeno doveva manifestarsi molto tempo prima, quando avevo inserito i links a risorse meno tematiche quali il Business Plan, Direct Marketing e il Corso di Marketing (anche se ritengo che tali risorse siano sufficientemente a tema per essere pubblicate in questo sito).
L’abbassamento di Pr e’ invece avvenuto SOLTANTO e SUBITO DOPO dopo la pubblicazione del link a WebMarketingForum.it. E per la precisione 7 giorni dopo l’inserimento del link, un tempo tecnicamente in linea con gli abbassamenti manuali di Pr che ho gia’ sperimentato in altri casi.
Cosa e’ successo dunque?
La mia ipotesi, come dicevo, e’ che piu’ persone nello stesso intervallo di tempo abbiano segnalato WmTools nello spam report del WebMaster Tool di Google, indicando tale sito come risorsa che vende links. I quality raters di Google, dopo un’analisi manuale hanno ritenuto che i links presenti nella side bar su WmTools avessero le caratteristiche idonee per poter essere considerati links a pagamento e, di conseguenza, ne hanno abbassato il Pr.
Nel caso dei Quality Raters di google pero’, ritengo che a decretarne la scelta, non sia stato il link a WebMarketingForum.it, quando piuttosto gli altri 3 links (meno tematici). Links che pero’ lo stesso algoritmo di google non aveva mai riconosciunto come links a pagamento (segno che, giustamente, i parametri dell’algoritmo sono piu’ “restruttivi”), altrimenti tale abbassamento si sarebbe gia’ verificato molti mesi prima, quando tali links furono pubblicati. Da notare anche che ho detto che la segnalazione e’ stata fatta da “piu’ persone nello stesso intervallo di tempo…”, questo perche’ ritengo che Google debba automaticamente scartare e/o scegliere tali richieste basandosi anche sulla quantita’ di segnalazioni che riceve, oltre che ad altri parametri tecnici e/o di contenuto del sito incriminato (quindi una sorta di pre-analisi algoritmica prima di passare la richiesta ai quality raters).
Cosa succedera’ adesso?
Niente. Sinceramente non mi preoccupo molto di questo abbassamento di Pr dal momento che il ranking per tutte le keyword e’ rimasto invariato. Si’, e’ vero, non e’ mai bello sapere che qualcuno cerca di metterti i bastoni tra le ruote, ma del resto questo e’ il gioco della vita, del mercato e della concorrenza.
Dal momento pero’ che la 3a domanda del mio quiz era: “Secondo te ci ripristinano il Pr se facciamo una reinclusion request ?”, oggi stesso provvedero’ a fare la richiesta di reinclusion request per vedere che cosa succede.
Dal mio punto di vista comunque, dato anche che non intendo fare nessuna modifica ne’ al sito ne’ ai links (che ritengo perfettamente leciti), la mia risposta a questa 3a domanda e’ semplicemente “no”. Ovvero non credo che ci ripristineranno il Pagerank (stiamo comunque a vedere) o comunque, nel caso lo facciano, ci vorra’ un po’ di tempo (a causa dei tempi del ricalcolo e dell’esportazione del Pr).
Il vincitore
Dopo aver espresso le mie ipotesi per questo abbassamento di Pr passiamo alla scelta del vincitore, sulla base delle risposte pubblicate qui. Ovviamente non e’ facile decretare un vincitore in modo assoluto e “definitivo considerata la natura “aleatoria” di queste variabili e degli algoritmi di Google molti di voi sono andati vicini alla soluzione. Ma ci provero’ lo stesso. Vi prego quindi di accettare fin d’ora le mie scuse per la discutibilita’ di tale scelta ma, come dicevo qui sopra, la natura incerta di questa materia rende le cose non semplici.
Ok, rullo di tamburi…. trrr , trrr, trrr, trrr…
Il vincitore di questo appassionante quiz e’: Fabio Visentin.
Questa e’ la sua risposta pubblicata sul nostro sito:
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Imho da esperienza simile
1. secondo me è abbassato non per perdita di link ma dovuta a una penalizzazione di link a pagamento o presunti tali
2. algoritmicamente
3. no bisogna aspettare il ricalcolo ma non si sa mai tentar non nuoce
Fabio Visentin
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Nonostante la sua seconda risposta non corrisponda con la mia ( io ritengo infatti che, nel caso specifico di Wmtools, la causa scatenante sia stata una segnalazione manuale e non algoritmica), la prima risposta centra pienamente il bersaglio dove lui dice “non per perdita di link ma dovuta a una penalizzazione di link a pagamento o presunti tali”. Anche la terza risposta e’ in linea con le mie ipotesi.
Congratulazioni quindi a Fabio (che contatteremo oggi stesso per comunicargli il risultato).
Prima di lasciarvi vorrei comunque che, al di la’ del vincitore, prendiate la “parte piu’ interessante” di questo post, ovvero l’analisi delle possibili cause di abbassamento di Pr analizzate finora. Gli algoritmi di Google sono in continua evoluzione e le sue strategie per combattare lo spam e falciare la compravendita di links e le matrici artificiali stanno diventando sempre piu’ complesse e “severe”.
Se fino a ieri il mantra di un Seo era “voglio essere nelle prime posizioni” credo che, nel prossimo futuro, il nuovo mantra del Seo sara’ “non voglio perdere le prime posizioni” o, peggio, “non voglio essere penalizzato”. Per ora mi fermo qui, prima che l’argomento diventi troppo “scottante” (per chi comunque volesse approfondire potra’ farlo qui ).
Buon posizionamento ![]()
Enrico Madrigrano
Terzo Summit Italiano di Architettura dell’Informazione a Forlì
Si è tenuta il 20 e il 21 febbraio scorso a Forlì la tappa italiana degli eventi organizzati dall’Information Architecture Institute, l’istituzione non-profit che riunisce esperti di architettura dell’informazione di tutto il mondo.
I quasi duecento partecipanti hanno potuto assistere alle presentazioni di 25 relatori internazionali, presentati da Andrea Resmini, referente italiano, insieme a Luca Rosati, dell’Associazione che riunisce ormai oltre 1.400 professionisti di 80 paesi diversi.
Durante la due giorni sono emersi moltissimi spunti di riflessione interessanti e applicazioni concrete di “Pervasive Information Architecture“ nei campi più diversi.
Dall’uso di Internet per creare conoscenze mediche condivise che aiutino gli specialisti nelle diagnosi complesse, alle architetture disegnate per gli oggetti “spime” (space-time objects), come i dispositivi mobili, che nei proissimi anni modificheranno molti nostri modi di acquisto. Dalle iniziative di network professionali europei, agli studi di “etnografia commerciale”, e cioè osservazioni delle abitudini d’uso di gruppi umani per disegnare informazioni in grado di creare empatia con gli utenti.
Tutte le registrazioni video degli speech sono disponibili nel blog http://www.delymyth.net/blog/terzo-italian-ia-summit-i-video-dellia-summit-di-forli
Il sito ufficiale dell’evento è invece: http://www.iasummit.it/2009/
Autocostruirsi un pannello solare
Chris van der Zwaal è un olandese che ha ideato un sistema per autocostruirsi un pannello solare. La sua prima mossa è stata quella di procurasi le celle solari acquistandole usate su eBay. Le prime 100 le ha pagate 300 euro. Poi ha proseguito la ricerca per acquistarne altre e sempre su eBay ne ha trovate 500. E racconta:
Ebbene ho deciso di acquistare 500 celle, un mix di 3 diverse qualità. Il venditore non aveva contato queste celle, ne erano circa 620, ridotte a 500, in discreto stato, dopo una prima selezione. Non è un pessimo affare per iniziare. E molto meno costoso!
Per proteggere il pannello dall’acqua e dal vento deve anche progettare una doppia protezione in vetro. Scrive Chris:
La soluzione più conveniente per me è fare un doppio vetro e mettere le celle tra le due lastre. Il pannello è costituito da 12 celle, ciascuna da 0,55 Volt.
Autocostruirsi un pannello solare
Ha collegato ogni cella con fili elettrici viola così potrà misurarne singolarmente l’efficienza. Nota Chris che la saldatura gli porta via un po’ di tempo e che richiede un po’ di pratica. Dopo un po’ di giorni riesce a montare il pannello ed è pronto per testarlo al timido sole olandese.
Dice Chris:
Finalmente il sole splendeva (non molto sole qui all’inizio di febbraio) e ho poturo fare la prima misurazione: 15,5 Watt. Secondo le specifiche, il pannello deve dare un massimo di 12 W x 1,75 = 21 Wp. Tenuto conto del fatto che il vetro toglie il 10% circa della potenza, senza il vetro sarebbe stato di circa 17 Watt. Mi aspetto che durante l’estate con il sole più alto all’orizzonte ci sarà una potenza maggiore … Sto usando vetri normali da 4 mm (0,16 pollici) perché costa poco. Se ci si guarda intorno ci sono molti posti in cui le lastre di vetro sono disponibili, come le case vecchie e dove il vetro lo si può ottenere gratuitamente…
Un po’ di’ problemi Chris li ha riscontrati per l’eccessivo riscaldamento del pannello. Secondo lui una possibile soluzione potrebbe essere quella di diminuirne le dimensioni. Tra l’altro incollare i vetri ha usato una colla professionale, ma sembra non sia stata molto utile.
Dunque, Chris per il suo secondo pannello studia una serie di miglioramenti per la chiusura del vetro. Dice Chris:
Una soluzione al problema della temperatura può anche essere quello di rendere il divario tra le 2 lastre di vetro più piccolo. Così il calore viene dissipato in maniera più omogenea sia nella parte anteriore sia posteriore (quindi migliora anche la capacità di raffreddamento). La distanza, tra le due lastre di vetro nel secondo pannello è ora di 1,5 mm (0,059 pollici) e così ho reso anche il sistema di chiusura molto più facile e quindi migliore.
Con questo sistema di riciclo a Chris un pannello è costato 1 ,20 euro per Wp (o addirittura anche meno…).
» Il Blog di Chris (in olandese)
» Tutorial per autocostruirsi un pannello solare
Via | Zeus News, Olino
Foto | Olino
Piccolo corso di nufologia
Come riconoscere un NUFO
No, non è un errore di battitura. Visto che i media continuano a pubblicare foto presentandole come prove di avvistamenti ufologici che si rivelano in realtà trucchi o inganni ottici di scarsa qualità, ho pensato che possa essere utile creare una nuova scienza: la nufologia, ossia l’arte di accorgersi quando quello che viene presentato come un UFO in realtà non lo è. Così si perde meno tempo con i falsi avvistamenti e si va a colpo più sicuro se ne arriva uno vero.
Infatti l’ufologia è purtroppo un campo controverso, in cui operano non solo persone in buona fede, ma anche tanti burloni, ciarlatani, falsari e persone comuni in cerca di notorietà spiccia. Per districarsi occorre conoscere i trucchi e le insidie del mestiere.
Per esempio, il Telegraph britannico ha pubblicato la fotografia che vedete qui sotto, scrivendo che è stata scattata col telefonino dal quarantenne Derek Burdon a Londra, a suo dire dal tetto del grattacielo Orion House a Covent Garden.
Secondo il signor Burdon, gli UFO erano invisibili a occhio nudo. Stava facendo alcune foto del panorama di Londra e non s’è accorto di nulla; è stato soltanto sfogliandole che ha notato gli UFO.
Il Corriere l’ha riportata acriticamente nell’edizione online di oggi (immagine qui accanto), con tanto di errore freudiano sul nome del luogo: Convent Garden al posto di Covent Garden. Si sarà chiesto l’articolista che ci faceva un operaio nel giardino di un convento?
Dalla Cina arriva invece la fotografia mostrata qui sotto, che secondo l’articolo (traduzione automatica in inglese qui) è stata scattata il 24 febbraio da un giornalista in volo verso Nanjing per lavoro. Il giornalista riferisce di aver visto un corpo luminoso sfrecciare in direzione nord-ovest. Le due foto, dice l’articolo, sono state scattate a un minuto di differenza l’una dall’altra.
Se volete giocare con il Disinformatico, provate a dare una spiegazione a queste fotografie. Alla fine della trasmissione di stamattina darò le due soluzioni. Per ora dico soltanto che non si tratta assolutamente di fotomontaggi o di ritocchi digitali.
La soluzione
Nella prima foto, checché ne dica l’autore (che come parte in causa non può essere considerato automaticamente affidabile), il modo più semplice per ottenere l’effetto è fotografare attraverso una finestra il riflesso delle luci a soffitto del locale in cui ci si trova. E’ un trucco che può anche avvenire involontariamente, perché il nostro cervello esclude automaticamente i riflessi sui vetri: questo spiegherebbe il dettaglio degli UFO invisibili a occhio nudo ma registrati dal telefonino.
So che questo genere di autoinganno o illusione ottica avviene facilmente per esperienza personale, perché ho vissuto un caso analogo al Maniero Digitale qualche tempo fa: una foto fatta attraverso una finestra ha “rivelato” sulla sinistra il riflesso delle luci misteriose che io dal vivo non avevo notato assolutamente.
Notate, inoltre, quanto è facile fare una foto attraverso una finestra senza inquadrarne i montanti, togliendo a chi guarda l’informazione visiva che gli serve per rendersi conto della presenza del vetro. Ed ecco qui sotto la fonte dei miei “UFO”, o meglio (a questo punto) “NUFO”: le lampade del mio ufficio.
Sembra quindi molto plausibile l’ipotesi che si tratti di un autoinganno involontario da parte del signor Burdon. Però l’autore della foto londinese ha detto di essere stato sul tetto dell’edificio quando ha fatto la foto, e di norma sui tetti non ci sono finestre o vetrate.
Tuttavia andando a cercare immagini della Orion House si scopre che l’edificio ha delle grandi vetrate all’ultimo piano (indicate dalla freccia nella foto qui accanto, tratta da Robertcrais.com).
Forse il fotografo improvvisato non sta mentendo sulle condizioni di ripresa della foto: può aver detto di essere andato all’ultimo piano e qualcuno ha frainteso che intendesse dire che era andato sul tetto. In tal caso, quella che sembra essere una ringhiera nella foto ufologica sarebbe semplicemente il bordo del telaio di una delle lastre di vetro che compongono le vetrate.
La foto cinese, invece, è semplicemente una contrail (o scia di condensazione) prodotta da un altro aereo e vista quasi lungo il suo asse.
E’ un’angolazione atipica che, se combinata con la luce del sole basso sull’orizzonte, crea un aspetto poco familiare ai non addetti ai lavori ma ben conosciuto dai piloti e dai fotografi appassionati d’aviazione, come vedete in questa foto tratta da Airliners.net:
Questi sono soltanto due dei tanti modi in cui si può creare, intenzionalmente o per errore, un’immagine che sembra mostrare un oggetto volante non identificato. Grazie a tutti per aver giocato con il Disinformatico, e complimenti a chi ha indovinato!
Dell Adamo ufficialmente in vendita

Presentato allo scorso CES di Las Vegas il Dell Adamo, potenziale rivale del MacBook Air, è ora finalmente in vendita in due versioni: Ammira e Desidera.
Il primo è dotato di processore Intel Core 2 Duo ULV da 1,20 GHZ, 2 GB di RAM DDR3, SSD da 128 GB ed ha un prezzo di 1899 €. Il secondo modello dispone invece di processore da 1,40 GHz, 4 GB di RAM DDR3, modem 3G integrato ed ha un prezzo di ben 2599 €. Entrambe sono disponibili in colorazioni Onice e Perla.
Sia Ammira che Desidera hanno uno schermo 16:9 da 13,4″, webcam da 1,3 Mpix e tastiera retroilluminata. Per quanto riguarda le connessioni offrono due USB ed una USB/eSATA, una Ethernet ed una DisplayPort con tanto di adattatori per DVI, HDMI e VGA inclusi; per concludere, ovviamente, non possono mancare Bluetooth e Wi-Fi n. La batteria dovrebbe durare fino a 5 ore.
[via engadget]
Ragusa, muore bimbo di 8 anni aggredito da 15 cani randagi: colpa di Asl, Comune e abbandoni irresponsabili
Una tragedia immane è capitata oggi alle 13,00 a Ragusa, ad un ragazzino di 8 anni che giocava con la sua bicicletta, lungo la pista ciclabile Ciarciolo, tra Marina di Modica e Sampieri, e che nonostante l’attenta sorveglianza del papà è stato attaccato da una muta di circa 15 cani randagi.
Il piccolo per la paura è svenuto e così è stato più facile preda dei cani che lo hanno morsicato al capo con ferite profonde, nonostante il padre abbia tentato disperatamente di salvarlo dalle fauci della muta.
Scrive il Corriere di Ragusa:
Il piccolo è andato in arresto cardiaco durante il trasporto in elisoccorso a Catania, a causa delle profonde ferite riportate alla testa. I medici del “Maggiore”, con in testa il primario del pronto soccorso Carmelo Scarso, hanno tentato di tutto per strappare il bambino alla morte. L’intero ospedale si è mobilitato, ma invano. Fatali si sono rivelate le ferite vascolari. Gravissime le lesioni alla testa provocate dai denti aguzzi del randagi.
Subito dopo, la stessa muta ha attaccato un altro bambino di 10 anni che si trovava nello stesso gruppetto di ragazzini in bici. Le sue condizioni non sono gravi anche se ricoverato in ospedale a Catania.
Le responsabilità di quanto accaduto sono del Comune e della ASL, infatti i due enti avrebbero dovuto evitare che dopo l’abbandono, si formasse la muta di randagi. Ha calcolato la LAV che viene abbandonato un cane ogni 3 minuti, 20 ogni ora e 400 ogni giorno e secondo l’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), sarebbero 600 mila i cani abbandonati di cui solo un terzo si troverebbe nei canili.
Secondo l’attuale legge sul randagismo ogni municipalità è obbligata a prelevare i cani abbandonati e a prendersene cura e non a sopprimerli. L’abbandono è punito con la reclusione fino a un anno o con una multa fono a 10mila euro. Ma le irregolarità che riguradano le amministrazioni locali sono tante. Secondo Aidaa sono 1650 i comuni che non hanno un canile e oltre 1200 quelli che neanche hanno un servizio per la catura dei randagi. E le maggiori irregolarità si hanno in Sicilia, Campania e Abruzzo.
Via | Corriere di Ragusa , Virgilio
Foto | Lucania news24
Palermo, Rifkin dice no al nucleare in Sicilia e Lombardo boccia l’eolico
Jeremy Rifkin ha partecipato alla conferenza di presentazione del Pears (Piano energetico-ambientale regionale siciliano), voluto dalla regione Sicilia e dal Presidente Raffaele Lombardo e ispirato alla sua filosofia.
In pratica in Sicilia ognuno produrrà da se l’energia di cui ha bisogno ricorrendo alle energie rinnovabili che ritiene più idonee.
Lombardo dal canto suo ha spiegato, come riferisce Suddest, che per la Sicilia gli obiettivi sono il 5-5-5:
cinque milioni di abitanti in Sicilia, cinque miliardi di euro di investimenti e cinque anni per fare diventare le energie rinnovabili patrimonio della comunità. I piccoli impianti potranno soddisfare il bisogno individuale, puntando su generatori eolici verticali e piccoli pannelli solari e incentivando chi li produce.
Ma Rifkin perà ha chiarito che l’unico punto che proprio non va è quell’apertura al nucleare della Regione Sicilia, che la considera una delle tante energie possibili. Eh no! Ha detto Rifkin: il nucleare ha fatto la sua storia. E ha aggiunto rispetto alla neo collaborazione con Lombardo:
il quale ha una grande visione: democratizzare l’energia e portarla nella disponibilità di tutti i siciliani. Ma i nostri bambini meritano di più di questa idea folle del nucleare, che è un’energia da guerra fredda e che ha fatto la sua storia. In Italia non c’é l’uranio, c’é invece il sole e questa è la strada maestra da seguire, perché dà l’indipendenza economica e ci consente di produrre energia rinnovabile.
Infine, Lombardo boccia i 139 impianti eolici in attesa di autorizzazione e sembra non siano destinati così a sorgere.
Via | Suddest
Foto | Daniele Biavati
La Nina e l’AMO arrivano in anticipo e le temperature si abbassano
El Nino e la Nina alternandosi influiscono sul clima. E secondo recenti osservazioni, la Nina quest’anno si starebbe verificando in anticipo rispetto agli anni passati. Ma un altro fenomeno si è presentato in anticipo di circa 10 anni: è l’indice AMO – Atlantic Multidecadal Oscillation (Oscillazione Atlantica multidecennale) la cui ultima registrazione è stata fatta nel 1996 e dunque era atteso per il 2020.
Scrive Meoegiornale:
Ma molto più importante, e, per certi punti di vista, sorprendente, è l’andamento dell’indice AMO, che si è negativizzato fino a raggiungere un valore, in Febbraio, di -0,113, che non veniva più raggiunto dal Novembre 1996. Questo indice, che è più importante per il nostro Paese ed il Continente Europeo, dà un’indicazione dell’andamento delle temperature dell’Atlantico Settentrionale.
Insomma a causa del raffredamento registrato dall’AMO si intensificano le piogge che cadono più abbondanti nelle regioni tropicali contribuendo a raffredare ulteriormente gli oceani e la Corrente del Golfo che giunge meno calda in Europa. E spiega Meteogiornale:
L’ulteriore intensificazione della Nina che si sta verificando in questi giorni, ha un po’ sorpreso gli studiosi che, adesso, hanno modificato le loro previsioni annunciando un raffreddamento piuttosto intenso delle acque equatoriali peruviane perdurante fino almeno agli inizi della prossima Estate. Per il prossimo inverno 2009-10, invece, sarebbe previsto l’arrivo del Nino, anche se non intenso, tuttavia a questo punto le previsioni di questo fenomeno potrebbero anche slittare in avanti nel tempo.
Ma la domanda che ci si pone è: come mai si è verificato questo anticipo di raffreddamento, a 13 anni dall’inizio della “fase calda”? Scrive Meteogiornale:
Si deve pensare a qualche causa che ha provocato questo anticipo di negativizzazione dell’indice AMO, ad esempio un aumento delle piogge o della copertura nuvolosa nell’Atlantico Tropicale, che possa averne diminuito le temperature superficiali, oppure la lieve diminuzione della radiazione incidente provocata da un minimo solare molto prolungato come l’attuale. Inutile dire che le variazioni dell’AMO sono molto più importanti, in ambito europeo, di quelle del ciclo Nino – Nina, anche perché il ciclo AMO ha durate pluridecennali, al contrario del secondo che si risolve su durate di 2-5 anni.
Via| Meteogiornale
Foto | Flickr
Come guadagnare con i blog di nicchia
<img src=”http://blog.tagliaerbe.com/wp-content/uploads/2007/09/blog-soldi-benefici.jpg” alt=”Blog & soldi” />
Mi han posto di recente una bella domanda, per certi versi piuttosto ricorrente:
“Ho un blog in una nicchia molto particolare. Di conseguenza non posso pretendere di fare molti accessi (sto a circa 500 al giorno). Con AdSense faccio pochissimi euro al mese, e non trovo affiliazioni decenti. Cosa mi consigli di fare?”
Il caso esposto dal lettore è molto simile al mio, e a quello di tanti altri piccoli e piccolissimi blog che hanno si una utenza molto fidelizzata, ma anche molto poco numerosa.
Nel caso specifico si parla di 15.000 utenti unici, che (nella media tipica di un blog) possono arrivare a generare intorno a 30.000 pageview… come monetizzare il tutto?
CPM, eCPM, CPC e CPA

Se ci basiamo sull’immagine qui sopra (relativa ad un recente studio di eMarketer), il CPM medio si è dimezzato nel corso dell’ultimo anno, arrivando alla media (ridicola) di $0,26 nell’ultimo quadrimestre del 2008 (che significa €0,20).
Immagino che qualcuno strabuzzerà gli occhi e dirà cose del tipo “significa che un banner esposto su 30.000 pagine può farmi guadagnare solo 6 euro???”
La risposta è “dipende” ![]()
Innanzitutto, dal grafico si nota come il CPM di uno small website sia più del triplo di un sito di grosse dimensioni: quindi piccolo = nicchia = maggior valore.
Secondariamente, il CPM è uno di quei parametri che si muove in una forchetta estremamente ampia: più un sito è interessante per l’inserzionista, più il CPM cresce, fino a superare tranquillamente la quota di €10,00 (ecco, ad esempio, il listino di MasterNewMedia).
Se poi andiamo sul CPC (e quindi su AdSense), bisognerebbe capire se chi mi ha posto la domanda ha già ottimizzato al meglio i posizionamenti dei banner (magari seguendo le linee guida di AdSense o altri <a href=”http://blog.tagliaerbe.com/2008/09/4-consigli-definitivi-per-guadagnare-con-adsense.html”>suggerimenti “non convenzionali”
).
Sconfinando infine nel campo del CPA e delle affiliazioni, dobbiamo ammettere che in Italia siamo parecchio indietro, sia a livello qualitativo che quantitativo: ma frugando bene, qualche programma buono lo si trova.
I post con dentro i link affiliati
Se i tuoi utenti, anche se pochi, sono ben fidelizzati, significa che amano quello che scrivi, quello che pensi… in pratica “si fidano di te”.
Facendo leva su questo concetto, alcuni blogger riescono a monetizzare semplicemente scrivendo post che promuovono un determinato prodotto o servizio, inserendovi all’interno dei link verso programmi affiliati.
Personalmente sono contrario a questa tecnica, a meno che non sia usata sporadicamente (non credo sia normale fare da endorser a tutte le affiliazioni esistenti…) e nell’interesse primario di offrire valore ai propri utenti (come suggerisce anche Google).
Riassumendo: se vuoi promuovere un prodotto/servizio tramite link inseriti in un post:
- fallo raramente
- solo per prodotti/servizi nei quali credi fortemente
- scrivendo un contenuto assolutamente originale
- inserendo (possibilmente) l’attributo rel=”nofollow” nel link
Il coaching
Se sei portato per l’insegnamento e la tua (seppur piccola) community ti seguirebbe in capo al mondo, puoi provare con il coaching.
Molto di moda all’estero, il coaching può essere definito come il metodo per orientare, istruire e formare una persona in modo da portarla a raggiungere alcuni obiettivi in un determinato campo.
Chi fa coaching via web, lo fa generalmente attivando un’area riservata sul proprio sito/blog/forum, nella quale gli allievi possono interagire col tutor (e fra loro), ricevendo supporto costante e documentazione esclusiva, non disponibile all’esterno di tale area.
Ovviamente l’accesso all’area privata avviene tramite il pagamento di un canone (mensile o annuale), solitamente piuttosto modesto… se però lo si moltiplica per un discreto numero di allievi, si può arrivare a ricavarne un ottimo stipendio.
La mailing list

I massimi problogger esteri lo vanno ripetendo da anni: creare una propria newsletter è in assoluto il miglior metodo per monetizzare.
Ma come fare a creare una lista di utenti “buoni”? molto semplice:
- inserisci un box in stile “squeeze” nella parte più alta e visibile della sidebar del tuo blog
- rendi semplicissima l’iscrizione: richiedi esclusivamente nome ed email
- regala qualcosa di utile ai nuovi subscriber: per esempio, un ebook scritto di tuo pugno
E una volta fatta la lista?
Invia agli iscritti, periodicamente, offerte e promozioni in target, possibilmente intervallate da articoli esclusivi (diversi da quelli che posti sul blog). No, non ti sto suggerendo di spammare la lista! Semplicemente l’idea è quella di inviare una newsletter che NON sia il solito feed RSS rigirato in una email, ma un qualcosa di utile da un lato all’utente (anche dal punto di vista contenutistico) e dall’altro a te (dal punto di vista pecuniario
).
Conclusione
La quasi totalità dei blogger italiani prova a monetizzare col metodo più comodo (i banner) e col solito programma (AdSense).
Ma a volte basta solo un pò un fantasia (o semplicemente prendere spunto da ciò che fanno altri oltre oceano) per scovare nuove e interessanti forme di monetizzazione… perchè non provarci? ![]()
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Antibufala: allarme burundanga
Burundanga, il biglietto da visita che stordisce
Sta circolando via mail un allarme che parla della “burundanga”, una sorta di droga narcotica che agirebbe semplicemente sventolando un biglietto di carta impregnato nelle vicinanze della vittima. Ecco un esempio di testo dell’appello:
Questa informazione è stata passata è confermata da quasi tutte le polizie Europee.
Unità contro l’aggressione sessuale.
PER FAVORE leggere ciò che segue:
Ad una stazione servizio, un uomo si è avvicinato ad una signora che era intenta a fare il pieno alla sua auto. Gli ha offerto i suoi servizi come imbianchino e gli ha lasciato il suo biglietto da visita.
La signora gli ha detto di non avere bisogno, ma ha accettato il suo biglietto per dare prova in buona fede. L’uomo è allora entrato in un’automobile condotta da un altro signore.
Mentre la signora lasciava la stazione di servizio, ha visto gli uomini seguirla. Quasi immediatamente, ha iniziato a sentirsi confusa e stordita facendo fatica a respirare.
Ha provato ad aprire la finestra rendendosi conto che uno strano odore veniva dalla sua mano, la stessa mano che ha accettato il biglietto del signore alla stazione di servizio. Ha allora notato gli uomini che erano attaccati dietro la sua automobile.
Capito che dovesse fare qualcosa. È entrata nel primo parcheggio che ha trovato, ha fermato la sua automobile e ripetutamente si è messa a suonare il claxon per chiamare aiuto. Gli uomini sono fuggiti, ma la signora stava sempre male.
È soltanto dopo molti minuti che ha potuto finalmente riprendere a respirare normalmente.
Apparentemente, c’era una sostanza sul biglietto che avrebbe potuto seriamente stordirla. Questa droga si chiama BURUNDANGA
VGLIATE INVIARE QUESTO MESSAGGIO D’ALLARME A TUTTI I VOSTRI CONTATTI.
DE FREIXO TONI, G0668
Gendarmerie Genève
poste des Pâquis
rue de Berne 6 1201 Genève
tél : 022. 427.87.71
I sintomi classici dell’appello-bufala ci sono tutti: la presunta “conferma” delle polizie europee, che conferisce apparente autorevolezza all’appello ma in realtà non vale nulla, perché non fornisce le coordinate precise di fonti che abbiano pubblicato questa conferma; la leva sulle emozioni (in questo caso la paura delle aggressioni); l’uso di termini che incutono inquietudine, evocano origini esotiche e restano impressi (“burundanga”); l’esortazione a diffondere l’allarme a tutti i conoscenti.
C’è poi l’implausibilità della vicenda: un uomo che si avvicina a una signora, mentre la signora fa benzina, e si offre come imbianchino? Avrebbe più senso se si fosse offerto di controllarle le gomme o qualcosa di attinente all’automobile. E ci sarebbe da chiedersi come farebbe l’uomo che distribuisce biglietti impregnati di droga a non esserne affetto anche lui: se basta una sventolata di un singolo biglietto sotto il naso per stordire, allora chi ne tiene in mano un mazzetto dovrebbe essere steso a terra in coma.
Però c’è quel riferimento alla Gendarmerie di Ginevra che conferisce una certa aria di autenticità; l’emozione che deriva dal racconto dettagliato della disavventura della povera signora scavalcherà probabilmente la valutazione razionale dell’appello, che verrà così inoltrato da chi lo riceve.
Ma vediamo un po’ i fatti, con l’aiuto del sempre prezioso sito antibufala Snopes.com, la cui indagine sul Burundanga arriva a un verdetto molto semplice: l’appello è una bufala, la burundanga no. Verdetto confermato anche da Urbanlegends.about.com e dal sito in lingua spagnola VsAntivirus.com.
La burundanga in quanto tale esiste: è un miscuglio di estratti di piante che contiene principalmente scopolamina, una sostanza usata in dosi minutissime come trattamento per mal d’auto ma estremamente tossica se assunta in dosi troppo elevate. Può indurre sonnolenza, delirio o allucinazione. Ed è qui il problema principale di quest’appello: non basta il contatto momentaneo con un biglietto impregnato di scopolamina per assorbirne attraverso la pelle una dose sufficiente ad ottenere gli effetti descritti dall’allarme. Per effetti di questo genere occorre ingerirla o inalarla in dosi ben più significative, e in questo senso è effettivamente usata come droga per stordire vittime di furti o violenze. Prudenza, quindi, con gli sconosciuti che vi offrono da bere.
Non solo: la scopolamina è inodore, per cui non ha senso che i malfattori descritti nell’appello usino biglietti fortemente odorosi che insospettiscono le loro vittime.
La natura bufalina dell’appello è confermata anche dal fatto che la stessa storia dell’uomo che si offre come imbianchino è segnalata da Snopes.com in una versione ambientata in Texas e che l’approccio avvenga sempre a un distributore di benzina anche in Canada (dove l’appello è stato smentito dalla polizia locale) e nell’Essex (Regno Unito, anche qui smentito dalla polizia locale). Pare strano che venga usato in luoghi così disparati lo stesso, identico stratagemma strampalato.
Ma che dire dell’indirizzo della polizia di Ginevra? Ticinonline conferma che è autentico ed ha contattato il poliziotto citato nell’appello, che ha smentito quanto descritto nella mail eha precisato che la “firma” in calce “è partita a causa di un errore che si è verificato”. In quanto al pericolo descritto nell’appello, lo stesso agente ha detto che “il fatto non è mai accaduto e a noi non sono arrivate segnalazioni del genere”.
E’ insomma inutile diffondere quest’appello: rischia di mettere in guardia contro pericoli inesistenti e distrarre da quelli reali.





















































