Apple ripulisce l’App Store per le anime candide

febbraio 27, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Apple: se sei grosso, puoi pubblicare le tue foto osé

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “aquila.della.*” e “fabrizio.b*”.

A volte per spiegare i concetti di base dell’economia non c’è niente di meglio di una scollatura generosa. Uno di questi concetti di base è che concedere a una singola società il controllo totale sulla distribuzione dei propri prodotti non è mai salutare, perché espone agli sbalzi d’umore e ai ghiribizzi di quell’intermediario esclusivo.

Lo hanno imparato a proprie spese coloro che realizzano le applicazioni per iPhone e iPod, che possono essere distribuite esclusivamente passando attraverso Apple. Se Apple decide che l’applicazione non va bene per qualunque motivo, tutto il lavoro di ricerca e sviluppo è stato inutile.

Se i criteri di accettazione fossero chiari e fissi, la cosa sarebbe forse meno irritante, ma Apple continua a cambiare le regole del gioco. L’ultima novità è che la Federazione degli Editori tedesca (VDZ) lamenta la nuova serie di criteri di discriminazione introdotti da Apple per ripulire il proprio negozio di applicazioni iTunes e renderlo adatto anche alle anime più candide secondo i nebulosi criteri morali di Cupertino. Il materiale provocante non è ammesso, salvo che provenga da “una società ben conosciuta che abbia già pubblicato materiale”. Ci sono curve di serie A e curve di serie B, insomma.

Il problema è capire cosa s’intende per “ben conosciuta”. APF/Yahoo riferisce che il popolarissimo giornale tedesco Bild ha dovuto mettere un bikini digitale sulla pin-up dell’applicazione che ha realizzato per iPhone e di cui ha già venduto 100.000 copie (l’applicazione chiede agli utenti di scuotere il proprio iPhone per spogliare la modella). Un’applicazione realizzata dalla rivista Stern è stata bloccata a gennaio perché presentava foto provocanti. Però Playboy e FHM hanno il benestare di Apple per pubblicare parte del proprio materiale attraverso iTunes.

Axel Springer ha riassunto la faccenda nel modo più limpido: “Oggi si tratta di seni scoperti, domani potrebbe trattarsi di qualcos’altro. Riteniamo che il comportamento di Apple sia iniquo, arbitrario, deleterio per gli affari e pericoloso per la libertà di stampa”.

In altre parole, la situazione di monopolio sapientemente creata da Apple è stata eloquentemente messa a nudo.

Go to Source

Decapitata una rete di spammer

febbraio 27, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Waledac e gli zombi decapitati

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “bisif” e “martelossi.*”.

Buona notizia: una rete di centinaia di migliaia di computer infetti che stava intasando Internet con invii massicci di spam è stata decapitata. Cattiva notizia: i computer sono tuttora infetti e zombificati, pronti a rianimarsi.

Microsoft è riuscita ad abbattere una botnet (una rete di computer connessi a Internet, tutti infettati dallo stesso software ostile) denominata Waledac, che era una delle dieci più grandi degli Stati Uniti e una delle principali fonti di disseminazione di spam nel mondo, ritenuta capace di inviare oltre un miliardo e mezzo di messaggi di pubblicità spazzatura al giorno. L’immagine qui accanto è una mappa delle infezioni realizzate da Waledac in un periodo di 18 giorni.

La decapitazione della rete di PC infetti è stata possibile grazie a un’azione legale avviata da Microsoft in Virginia contro gli ignoti padroni di Waledac, che ha permesso l’emissione di un ordine legale di blocco di ben 277 dominii Internet utilizzati per gestire la botnet. In pratica è stata tagliata la connessione fra il centro di comando della rete e i singoli computer zombificati che ricevevano ordini connettendosi periodicamente a questi dominii. Secondo il comunicato di Microsoft, si tratta della prima collaborazione in assoluto fra l’industria del software e gli ambienti legali mirata a bloccare una botnet. Non credo di essere il solo a volerne ancora.

Un ottimo successo, ma rimane il problema di fondo: sono stati trattati i sintomi ma non la malattia, perché i computer che erano stati infettati lo sono ancora, e non sono state risolte le cause. Che sono principalmente due: la scarsa attenzione alla sicurezza da parte degli utenti che si fanno infettare e la stupidità di chi compera patacche dagli spammer. Se nessuno comperasse i prodotti reclamizzati dallo spam, lo spam non avrebbe motivo di esistere. Ma eliminare la stupidità è probabilmente un compito troppo grande anche per le forze congiunte di Microsoft e della legge.

Go to Source

Orca killer, attenzione ai link

febbraio 27, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Non bastava l’orca, arrivano anche gli sciacalli

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “matteo.lecc****” e “michaela.dep****”.

Non cercate in Rete i video dell’uccisione dell’addestratrice di orche Dawn Brancheau da parte di uno dei suoi animali due giorni fa al parco acquatico SeaWorld di Orlando: si tratta di trappole per diffondere software ostile.

I criminali della Rete non hanno perso tempo e hanno subito predisposto siti confezionati per finire in cima ai risultati di ricerca per chi Googla insiemi di parole pertinenti alla notizia, come “killer whale video pictures” (“immagini video orca assassina”) oppure “dawn brancheau video”. Lo segnala la società di sicurezza informatica Sophos.

I siti non contengono i video in questione, ma fanno comparire sugli schermi degli utenti che li visitano dei finti allarmi di antivirus altrettanto fasulli, concepiti per spaventare il visitatore, fargli credere che il suo computer abbia problemi di sicurezza e indurlo a scaricare un finto antivirus che in realtà è software ostile denominato Mal/FakeAV-BW.

In un certo senso chi è così morboso da andare a cercare video del genere si merita quello che trova, ma questa è un’altra storia. Più in generale, i criminali informatici approfittano regolarmente delle cattive notizie, ma anche di quelle buone, purché suscitino clamore, per truffe di questo genere. Quindi andare in giro a cercare a casaccio informazioni su queste notizie senza opportune protezioni è sempre molto rischioso.

Go to Source

Utenti IE, l’UE impone offerta browser alternativi

febbraio 26, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

UE e IE, utenti obbligati alla libertà di scelta

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “giulio” e “economia*********”.

Nelle prossime settimane gli utenti europei di Windows che hanno Internet Explorer come browser predefinito si troveranno con una schermata decisamente insolita: verrà chiesto loro di scegliere quale browser vogliono usare. E gli utenti di Windows 7 si vedranno sparire Internet Explorer dalla taskbar anche se decidono di continuare a usare IE.

La schermata sarà accompagnata da un testo decisamente bizzarro. Tradotto dalla versione inglese mostrata nella spiegazione di Microsoft, recita grosso modo così: “Il tuo browser è una parte di software importante sul tuo computer. È quella che usi per navigare in Internet. È la finestra intorno ai siti Web che visiti”.

Prima che cominciate a sospettare che Microsoft abbia deciso di trattare i propri utenti come rimbambiti ai quali si deve parlare con frasi corte e parole semplici, vi fermo subito. Il testo è il frutto degli accordi di Microsoft con la Commissione Europea per risolvere l’annosa disputa in materia di concorrenza derivante dal tying (vendita abbinata) di Internet Explorer e Windows. Il fatto che Internet Explorer sia preinstallato in Windows, dice in sostanza la Commissione, crea un vantaggio rispetto ai browser concorrenti, tanto che molti utenti non sanno neanche che esistono altri browser oltre a Internet Explorer. Questa schermata intende riequilibrare il mercato informando gli utenti di questa loro libertà di scelta.

Paradossalmente, la libertà di scelta è imposta dall’UE agli utenti: la schermata comparirà grazie a un aggiornamento automatico di Windows XP, Vista e 7 per tutti coloro che, in Europa, hanno Internet Explorer come browser predefinito. Più precisamente, questo succederà nei trenta paesi dello Spazio Economico Europeo, come spiegato qui; la Svizzera dovrebbe essere esclusa.

La schermata mostrerà un elenco di dodici browser, presentati in ordine casuale, con pulsanti per scaricarli e installarli. I primi utenti a provare il brivido della libertà obbligatoria saranno quelli del Regno Unito, del Belgio e della Francia a partire dai primi giorni di marzo. Se fate assistenza informatica per lavoro, suggerisco di prepararvi con una seduta di meditazione rilassante a una pioggia di “aiuto, mi è sparita Internet!” quando l’aggiornamento rimuoverà l’icona di Internet Explorer dalla taskbar. O se siete cattivi, dite che è successo perché l’utente ha digitato “Google” in Google e ha rotto Internet.

Go to Source

Antibufala: la foto del serpente gigante

febbraio 26, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Cina, 17 metri di serpente?

La foto qui accanto (ingrandibile cliccandovi sopra) documenterebbe il ritrovamento, da parte di “una squadra di operai cinesi, impegnati nell’effettuare degli scavi a Gupiing, cittadina situata nella provincia di Jiangxi”, di uno di “due giganteschi boa che dormivano nel sottosuolo di un bosco”. Un bestione che “misurava 17 metri e pesava circa 300 chilogrammi”. O almeno così dice Tiscali.it, citando come fonte il giornale del partito comunista cinese People’s Daily senza però indicare il link diretto alla notizia. La stessa storia gira su Ananova, Weird Asia News, Orange News e centinaia di altri siti almeno da novembre 2009. Ma, lamenta Tiscali con un tono di biasimo, “nonostante le immagini e le innumerevoli testimonianze”, ufficialmente “il governo ha definito la storia come una bufala”.

O forse l’ha definita bufala proprio per via delle immagini e non per un totalitario desiderio di imporre una verità di stato. Infatti il trucco usato per la fotografia è un classico sempre utile per creare falsi senza ricorrere a diavolerie digitali: la prospettiva forzata, già vista con grande successo nel caso dei ragni urlatori giganti iracheni. Il serpente è infatti appeso alla benna della scavatrice ed è vicino all’obiettivo, mentre le persone sono all’altro estremo del braccio della scavatrice stessa. Questo fa sembrare enorme il serpente e piccole le persone. Guarda caso, la parte superiore della benna, che darebbe meglio il senso delle reali proporzioni e distanze, non è inquadrata. Una versione a maggiore risoluzione è su Xenophilia. La bestiola dovrebbe essere un pitone reticolato.

Go to Source

Addio a Google Buzz

febbraio 26, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Come mollare Google Buzz

Parere personale: Google Buzz è una perdita di tempo. L’ho tenuto attivo per alcuni giorni, nei quali ho ricevuto una gragnuola incoerente di mail che segnalavano commenti sparsi per l’universo che mi riguardavano. Proprio quello che mi serviva: un altro canale da monitorare e al quale dovrei rispondere. Mi spiace, ma la vita è troppo breve. Per cui adieu Buzz.

Sono andato alla pagina Web del mio account Gmail e ho cliccato, in fondo alla pagina, su Disattiva Buzz. Poi, nella schermata successiva, ho cliccato ancora su Disattiva Buzz, dopo aver letto con attenzione il monito di Google: “Questa operazione disattiva Google Buzz in Gmail ed elimina il tuo profilo Google e i tuoi post di Buzz. Inoltre disconnette gli eventuali siti collegati e interrompe gli aggiornamenti delle persone che segui.”. Sì. Sì. Se voglio seguire qualcuno, ci penso a manina, grazie. Non farà Web 2.0, ma è più efficiente che fare lo slalom nel fiume di notifiche e cancellare le mail che mi avvisano di ogni cambiamento nello stato esistenziale delle persone che ho provato a seguire. Non che siano persone noiose: semplicemente c’erano troppi input.

Quante cose nuove e interessanti ho scoperto seguendo amici e colleghi via Buzz? Esattamente una. Non importa quale. Probabilmente ne avrei scoperte di più se avessi avuto giornate di 48 ore in cui seguire questo fiume di link. Non le ho. Il rapporto segnale/rumore è un po’ troppo basso per i miei gusti. Ho cliccato su Salva modifiche. Però il mio profilo Google non è stato eliminato come diceva l’avviso.

Sarà. Se avete suggerimenti, i commenti sono a vostra disposizione. Intanto non mi sento più Buzzurro.

Go to Source

Sentenza Google, niente panico

febbraio 26, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Sentenza contro Google per il video del disabile: facciamo il punto, senza agitarci troppo?

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il tribunale di Milano ha condannato a sei mesi di carcere, con pena sospesa, tre dirigenti di Google Italy (David Carl Drummond, George De Los Reyes e Peter Fleischer) per violazione della privacy in seguito a un video pubblicato su Google Video che mostrava un ragazzo autistico picchiato da alcuni giovani, risultati poi essere studenti di un istituto tecnico torinese. Assolto invece il responsabile europeo di Google Video, Arvind Desikan, accusato di diffamazione. La notizia fa il giro del mondo (Japan Today; WAToday; China Post di Taiwan). Google s’indigna.

Vuol dire che d’ora in poi in Italia i fornitori di servizio sono responsabili dei contenuti pubblicati dagli utenti? La libertà della Rete è in pericolo? Non proprio.

I fatti risalgono al 2006. Il video incriminato viene registrato a maggio e pubblicato su Google Video l’8 settembre. Vi resta per due mesi (fino al 7 novembre) e viene visto 5500 volte prima di essere rimosso. I media cominciano ad occuparsene il 12 novembre, dopo che il video è stato eliminato.

Qualunque considerazione su questi fatti è menomata da un problema di fondo: non si conoscono, per ora, le motivazioni della sentenza, che verranno depositate entro tre mesi. Per cui si possono fare alcune congetture, definire alcuni punti fermi e poco più.

La prima cosa da tenere presente è che, secondo Manlio Cammarata, una sentenza di primo grado, come quella di cui si parla, “non costituisce un precedente vincolante per i giudici che dovessero pronunciarsi su casi analoghi”. Quindi non c’è da attendersi una raffica di provvedimenti giudiziari analoghi.

La seconda è che la legge italiana (articoli 14-15-16 del decreto legislativo n. 70/2003) e le leggi dell’Unione Europea (e in USA il Communications Decency Act) dicono chiaramente che un fornitore di un servizio come Google Video o Youtube non è responsabile dei contenuti immessi dagli utenti se si limita a veicolarli. Un po’ come le Poste non sono responsabili se qualcuno le usa per mandare una lettera minatoria. Scatta una responsabilità legale in sede civile solo se il fornitore non rimuove prontamente i contenuti illeciti.

Questa, come segnala anche l’ex garante per la privacy italiano Stefano Rodotà su Repubblica, potrebbe essere una delle motivazioni della sentenza: forse Google non è stata pronta nel rimuovere il video a seguito di una segnalazione e quindi potrebbe esserci un “comportamento omissivo”. Ma è una congettura. Secondo la BBC, Google ha detto di aver rimosso il video non appena le è stato segnalato, addirittura due ore dopo aver ricevuto la notifica dalla Polizia secondo la Associated Press, che dice che gli avvocati dell’accusa hanno criticato invece l’inefficacia del sistema che permette agli utenti di segnalare video illeciti: il video era entrato nella classifica dei “più divertenti” ed aveva ricevuto oltre 800 commenti.

La terza è che le caratteristiche stesse della Rete, e soprattutto i numeri in gioco, negano qualunque possibilità pratica di filtraggio preventivo o controllo dei contenuti da parte del fornitore del servizio. Gli utenti pubblicano ogni giorno molti più video di quanti Google ne possa esaminare e valutare (su Youtube vengono pubblicate venti ore di video ogni minuto) e immettono in Rete molti più post di quanti Facebook ne possa controllare. Ci vorrebbe un esercito di sorveglianti: e chi li paga? E chi controlla il loro operato? Proprio per questo la legge si basa (non solo in Italia) sull’idea della non responsabilità dei meri “prestatori di servizio”. E la legge non è cambiata nottetempo, per cui per ora le cose stanno come prima.

Cosa più interessante, quand’anche si cambiasse la legge, ci sarebbe il problema tecnico non banale di impedire l’accesso dall’Italia a Youtube, Facebook, Vimeo e tutti i servizi analoghi, compresi i blog. Significherebbe far precipitare l’Italia ai livelli dell’Afghanistan, isolandola dal resto del mondo. Uno scenario un tantino irrealistico, visto che ci sono di mezzo un bel po’ di soldi (l’oscuramento di Youtube e simili causerebbe un crollo dell’uso di Internet in Italia e ridurrebbe il fatturato degli operatori telefonici), per cui è decisamente prematuro impanicarsi paventando censure imminenti. Il problema è che leggo commenti di politici secondo i quali invece una censura preventiva sarebbe tecnicamente fattibile e soprattutto sarebbe cosa buona e giusta. Per parafrasare un detto un po’ scurrile, siamo tutti sysadmin con il router degli altri.

Aspettare di conoscere i fatti prima di rigurgitare slogan non sembra essere granché di moda. Ne riparliamo quando saranno pubblicate le motivazioni.

Aggiornamento

Giuseppe Vaciago, uno degli avvocati di Google al processo in questione, è intervistato da Elvira Berlingieri su Apogeonline.

Go to Source

Buffalo MicroStation SSD, la soluzione SSD portatile e compatta

febbraio 24, 2010 · Filed Under Curiosità e Gadget · Comment 

Buffalo ha presentato una nuova soluzione di storage portatile, che utilizza la tecnologia SSD: si tratta della MicroStation SSD, nelle versioni SHD-PE32U2/BK e SHD-PE64U2/BK (da 32 e da 64 GB), ultracompatta (dimensioni: 57 x 13 x 98 mm) e dal design accattivante, racchiuso in uno chassis a finitura lucida.

L’assenza di motori e di parti mobili garantisce silenziosità durante l’utilizzo e un rischio notevolmente minore di perdita dei dati in caso di caduta o di urti.

L’SSD interno, capace di ridurre i consumi energetici (massimo 1,5 W), è disponibile nei tagli da 32 o da 64 GB ed è dotato di interfaccia USB 2.0, per collegarsi al pc e per ricaricarsi.

Il prezzo consigliato al pubblico è di 144 euro per la versione da 32 GB e di 261 euro per la versione da 64 GB. Buffalo MicroStation SSD sarà presto disponibile su siti come Eprice.it o Monclick.it.



Go to Source

Gamix CQW-MR1000 e CQW-MR500: router wireless 3G e Wi-Fi N

febbraio 24, 2010 · Filed Under Curiosità e Gadget · Comment 

Gamix CQW-MR1000 e CQW-MR500: router wireless 3G e Wi-Fi N

Gamix presenta i nuovi router CQW-MR1000 e CQW-MR500, caratterizzati entrambi dal supporto al 3G e al Wi-Fi N. Questi router dotati di porta USB, infatti, permettono la condivisione tra più utenti della connessione internet tramite Internet Key dei vari operatori, così di attivare un hot-spot Wi-Fi e creare una piccola rete.

Ovviamente i router funzionano anche in modalità standard (modem e cavo telefonico) ma la disponibilità di connessione 3G può essere utilizzata in caso di guasti della linea, così da non trovarsi mai senza connessione. Un altro uso possibile è quello di creare reti Wi-Fi in mobilità, che sia nella casa estiva, in vacanza o in occasione di meeting e conferenze.

Il CQW-MR1000 è caratterizzato da una velocità fino a 300 Mbps tramite 3 antenne, così da risultare più prestante per i luoghi difficili da coprire. Più compatto e con l’antenna integrata, invece, CQW-MR500 arriva a 150 Mbps.

Gamix CQW-MR1000 e CQW-MR500 sono disponibili sul sito ufficiale rispettivamente a 149.90 e 89.90€.

Gamix CQW-MR1000 e CQW-MR500: router wireless 3G e Wi-Fi NGamix CQW-MR1000 e CQW-MR500: router wireless 3G e Wi-Fi NGamix CQW-MR1000 e CQW-MR500: router wireless 3G e Wi-Fi N



Go to Source

Trenitalia fornirà la copertura Internet lungo le tratte Frecciarossa

febbraio 24, 2010 · Filed Under Curiosità e Gadget · Comment 

freccia rossaArrivano buone notizie per chi usa i nuovi treni Freccia Rossa e ama, contestualmente, navigare in rete. Per via dell’alta velocità, infatti, si tende a finire fuori campo operatore con molti disagi durante la navigazione con chiavette o cellulari. Per evitare questi inconvenienti, Trenitalia ha stretto accordi con Telecom per costruire una copertura della rete lungo il percorso dei treni veloci.

L’investimento richiederà 20 milioni di € e permetterà di sfruttare il WiFi a bordo dei treni e accedere a servizi di intrattenimento sul portale dei treni, con possibilità di acquistare film, servizi o leggere informazioni.

[via ansa]



Go to Source

Pagina successiva »

  • Translator

    Italiano flagArabo flagBulgaro flagCatalano flagCinese (Semplificato) flagCinese (Tradizionale) flagCroato flagCeco flagDanese flagOlandese flagInglese flag
    Filippino flagFinlandese flagFrancese flagTedesco flagGreco flagEbraico flagHindi flagIndonesiano flagGiapponese flagCoreano flagLettone flag
    Lituano flagNorvegese flagPolacco flagPortoghese flagRumeno flagRusso flagSerbo flagSlovacco flagSloveno flagSpagnolo flagSvedese flag
    Ucraino flagVietnamita flagAlbanese flagEstone flagGalician flagMaltese flagTailandese flagTurco flagUngherese flag  
    By N2H
  • Tag Cloud

  • Riccardo Rigamonti è WebMarketing Specialist Certificato

    Riccardo Rigamonti Specialista Web Marketing