Buffalo presenta BR-PX68U2-BK, masterizzatore Blu-ray esterno

Buffalo rinforza la sua linea di masterizzatori blu-ray esterni proponendo questo BR-PX68U2-BK, un apparecchio dal look sobrio e funzionale dotato di interfaccia USB 2.0.
Lo strumento è in grado di registrare su BD-R/RE e BD-R LTH ad un livello alla velocità massima di 6x, mentre per quanto concerne le tipologie di dischi BD-R/RE e BD-R LTH a due livelli la velocità di scrittura si attesterà sui 4x, le dimensioni di 137×142×20 millimetri unite al peso di soli 340 grammi gli conferiscono una buona portabilità, rendendo lo strumento una buona scelta da affiancare a netbook e simili.
BR-PX68U2-BK sarà venduto ad un prezzo di 31.000 Yen, una cifra pari a circa 230 euro.
[via akihabara ]
Bridgestone svela e-Paper Reader flessibile

La tecnologia riguardante l’e-paper e tutto ciò che la circonda continua a fare passi da gigante in breve tempo : solo pochi mesi fa Bridgestone annunciava trionfale la nascita di un dispositivo a colori e adesso siamo invece giunti alla creazione di un foglio pieghevole.
Lo strumento è dotato di una diagonale di 13.1 pollici ed è, come possiamo notare nelle foto, flessibile quanto basta per poter pensare di poter realizzare un giorno magari un vero e proprio “giornale elettronico”, oltre a tutto ciò pare che saranno presenti anche delle funzionalità di comunicazione tramite cui interagire con apparecchi di altro tipo, anche se su questo punto sono presenti ancora pochi dettagli.
Il tempo di risposta sarà di 0.8 secondi, l’interfaccia sarà di tipo touchscreen, sarà possibile visualizzare 4.096 colori e lo spessore sarà di appena 5.8 millimetri, probabilmente inizieremo a poter vedere l’apparecchio in azione a partire dalla primavera del 2010.
[via geek.com ]
Conferenza di domani, forse slitta: chi verrebbe?
Niente Feltrinelli domani a Genova per i complotti lunari
Domani alle 18 era prevista una mia conferenza a Genova, presso la Feltrinelli, ma ho ricevuto poco fa la conferma che l’appuntamento non si potrà tenere lì. Mi dispiace del disguido ma non dipende da me.
Gli organizzatori si stanno dando da fare per allestire per la stessa ora (grosso modo) un luogo alternativo, che segnalerò qui non appena sarà stato definito, ma il problema è disseminare le informazioni sul cambiamento di programma.
Quindi se conoscete qualcuno che aveva in programma di venire a far due chiacchiere con me domani alla Feltrinelli, avvisatelo che gli aggiornamenti sulla situazione saranno pubblicati qui. Se il qualcuno siete voi, ditemelo nei commenti, così so quanti siete e lo posso comunicare agli organizzatori. Grazie!
BlackBerry spione
PhoneSnoop, software per trasformare in “cimice” un BlackBerry
Il CERT (Computer Emergency Response Team) statunitense, uno dei più stimati enti di sicurezza informatica, ha segnalato la disponibilità di PhoneSnoop, un programma che, installato sul telefonino BlackBerry della vittima, permette all’aggressore di chiamare il cellulare della vittima e attivarne il microfono per ascoltare a distanza quello che succede in prossimità dell’apparecchio.
Il CERT si limita laconicamente a consigliare agli utenti di scaricare applicazioni per BlackBerry soltanto da fonti fidate e di attivare la protezione con password del telefonino.
L’autore del programma, Sheran A. Gunasekera, è un po’ più loquace e spiega che una volta installato PhoneSnoop sul cellulare della vittima (sottraendoglielo temporaneamente oppure usando le solite tecniche creative di ingegneria sociale), il programma attende una chiamata da un numero di telefono specifico: quello dell’aggressore. Quando la riceve, risponde automaticamente e mette il BlackBerry in modalità vivavoce, così l’aggressore può ascoltare conversazioni o altre attività rumorose in corso nelle vicinanze del telefono.
Va detto che PhoneSnoop non fa nulla per nascondersi: è software dimostrativo. E’ visibile nell’elenco delle applicazioni del telefonino infettato e durante l’ascolto remoto lo schermo indica chiaramente che c’è una chiamata in corso.
In sé la disponibilità di software che trasforma il cellulare in cimice non è una novità: quello che però non ci si aspetterebbe è che siano gli operatori telefonici a iniettare questo software-spia. E’ quello che è successo ai primi di luglio del 2009 a circa 100.000 utenti BlackBerry dell’operatore Etisalat degli Emirati Arabi, che si sono visti proporre dall’operatore stesso un aggiornamento che è risultato essere poi uno spyware diffuso intenzionalmente, che si nascondeva nel telefonino e inviava al suo gestore copie delle mail degli utenti. Gli utenti si sono accorti dell’alterazione perché i BlackBerry esaurivano la propria batteria molto più rapidamente del normale.
Gunasekera propone alcuni metodi per evitare questo genere di trappole, ma è veramente triste dover includere fra le fonti non fidate persino certi operatori cellulari. Ed è presumibilmente questo il genere di preoccupazioni che aveva causato tanta riluttanza nei servizi di sicurezza statunitensi quando Obama ha insistito per tenersi il proprio BlackBerry.
La tastiera infettabile del Mac
Si può infettare una tastiera? Sì, con Apple si può. Think different
Ne avevo accennato in un articolo di qualche mese fa e la storia è saltata fuori più volte nel corso della diretta radiofonica del Disinformatico, per cui ve la racconto in dettaglio anche se non è fresca fresca: le tastiere esterne USB o Bluetooth di Apple si possono infettare con software ostile. La vulnerabilità è stata annunciata a luglio 2009 e a quanto mi risulta non è stata ancora risolta.
Alla conferenza di sicurezza informatica DEFCON 2009, tenutasi appunto a fine luglio scorso a Las Vegas, un ricercatore che si fa chiamare “K. Chen” (immagine qui sopra) ha dimostrato gli effetti di questa falla, che ha poi documentato con un video molto eloquente. Una tastiera infettata in questo modo può essere collegata a qualunque Mac e prenderne il comando, registrando quello che viene digitato e poi riscrivendolo a rovescio. E’ come se il computer fosse posseduto (e in effetti lo è, ma non da un’entità ultraterrena):
Come funziona? In sintesi, le tastiere Apple hanno del software a bordo (formalmente si chiama firmware) che ne gestisce il funzionamento tramite circa 8 kilobyte di memoria flash e 256 byte di RAM. Alterando questo software tramite un aggiornamento fasullo, la tastiera può cambiare comportamento.
Per esempio, può essere trasformata in un keylogger, ossia un registratore di tutto quello che viene digitato (1 kilobyte della flash è libero, quindi si possono registrare un bel po’ di caratteri), oppure può impartire al computer connesso qualunque comando a scelta dell’aggressore: per esempio “connetti il computer della vittima al mio e dammi il pieno controllo per iniettargli altra porcheria”. Ovviamente in computerese quest’ultimo concetto si esprime in altro modo, ma ci siamo capiti: lo spiegone tecnico è nel white paper e nella presentazione di K. Chen qui.
Siccome il firmware opera indipendentemente dal sistema operativo del computer, non c’è antivirus che tenga e la tastiera può prendere il comando direttamente durante l’avvio del Mac. E dato che il firmware risiede nella tastiera anziché nel computer, anche se azzerate il contenuto del disco rigido e reinstallate tutto da capo il Mac rimane infetto. Simpatico.
Come se non bastasse, quest’attacco non richiede l’accesso fisico alla tastiera da infettare, ma può essere attivato via Internet utilizzando altre falle del mondo Mac e un po’ di psicologia (social engineering), per esempio spacciandolo per un aggiornamento regolare del firmware, dato che in effetti gli aggiornamenti di questo tipo capitano davvero.
Il problema è mitigabile da parte di Apple bloccando il firmware in modo che non sia modificabile oppure rilasciando aggiornamenti firmware dotati di firma digitale che venga verificata e da parte degli utenti evitando di usare tastiere esterne Apple. La falla mi risulta ancora aperta almeno fino al mese scorso, quando K. Chen era alla conferenza Toorcon di San Diego a presentarla.
Fonti: DigitalSociety.org, SemiAccurate.com.
Case Logic lancia la nuova serie di custodie per iPod
Per accessoriare i nuovi iPod, Case Logic ha rinnovato la linea delle custodie per il famoso lettore MP3 con una serie di soluzioni per tutti i gusti.
Si parte con Street Cases, serie di custodie concepite per permettere l’uso della fotocamera. Due sono le varianti di questa gamma: la prima è una custodia in silicone disponibile in tre colori e studiata per permettere un facile accesso a tutti i comandi per l’iPod. La versione per iPod Nano costa 14.99€, quella per iPod Touch 19.99€.
Seconda variante è la custodia in policarbonato, in grado di proteggere l’iPod anche dagli urti più pesanti e in vendita a 14.99 e 19.99€ rispettivamente per iPod Nano e iPod Touch.
Ad affiancare la serie “Street Cases” troviamo poi la linea professionale con una custodia scamosciata dal design ricercato e in grado di garantire una protezione totale (19.99€ per iPod Touch).
Chiude l’offerta la custodia sportiva bracciale porta iPod con fascia regolabile e pannello protettivo per lo schermo. Include anche una tasca per chiavi, documenti o tesserino della palestra. In vendita nella versione per iPod Nano a 14.99€.
Il mistero del nuovo all-in-one pc di Lenovo

Lenovo non ha annunciato nulla di ufficiale, ma ha postato una nuova immagine nel suo account di Flickr: tutti gli indizi portano a pensare che sia in arrivo un nuovo all-in-one pc targato Lenovo, dopo i tre della linea IdeaCentre, ma stavolta probabilmente dedicato agli utenti business.
Oltre al design, dato che nessuna specifica è stata resa nota, dall’immagine si evince che il nuovo all-in-one sarà equipaggiato con webcam e microfono integrati, mouse e tastiera wireless, 3 porte USB e casse stereo integrate. Molte domande sorgono spontanee: sarà touchscreen? E soprattutto, si allineerà con le specifiche entry level della categoria o presenterà qualcosa di più?
Per avere delle risposte, non dovremo aspettare molto: pare infatti che il mistero sarà svelato all’ EDUCAUSE 09, i prossimi 3-4-5-6 novembre.
[Via Thinkpads]
L’uomo dei sogni
Chi è l’uomo che appare in sogno?
Sembra una caricatura di Elio de Le Storie Tese da bambino, quando finiva la benzina del decespugliatore, ma secondo TGcom e La Stampa e i numerosi lettori che l’hanno segnalato, questo volto da tre anni a questa parte viene sognato da almeno duemila persone senza sapere chi sia. A lui è dedicato un sito, Thisman.org.
Racconta così La Stampa: “Nel 2006, scrive il quotidiano “Bild”, una donna di New York ha raccontato al suo psichiatra di aver fatto uno strano sogno, con uno strano uomo. E fatto ancora più strano, l’uomo del sogno, tornava tutte le notti per darle consigli sulla sua vita. Così ha deciso di mettere nero su bianco il viso che insisteva a “perseguitarla”. Il disegno, rimasto sulla scrivania del dottore, ha subito catturato l’attenzione di altri pazienti, che hanno rivelato di aver sognato anche loro quell’uomo. Lo specialista, quindi, ha inviato l’immagine ad alcuni colleghi e ha scoperto che la faccia dello sconosciuto ha infestato il sonno di migliaia di persone sparse per il mondo.”
E in effetti su Bild.de si trova un articolo che riporta questa storia, ma si tratta di una testata che riporta altre notizie di dubbio spessore come “ibrido metà uomo metà capra nato in Africa?” e “Il fratello di un bambino alieno vive fra noi?” e soprattutto non fornisce altri dettagli verificabili.
E’ una magnifica storia per Halloween, con tanto di volantini da far trovare in giro per conferire realismo all’appello, ma c’è un dettaglio che guasta la suspense. Infatti una semplice consultazione del servizio whois permette di scoprire l’intestatario del sito Thisman.org, che non ha fatto nulla per nascondere la propria identità:
Domain Name:THISMAN.ORG
Created On:25-Jan-2008 16:02:00 UTC
Last Updated On:24-Jan-2009 12:50:16 UTC
Expiration Date:25-Jan-2010 16:02:00 UTC
Sponsoring Registrar:Tucows Inc. (R11-LROR)
[...]
Registrant Name:Andrea Natella
Registrant Organization:Andrea Natella
Registrant Street1:Via dell’orso 43
[...]
Registrant City:ROMA
[...]
Registrant Email:a.natella[chiocciola]guerrigliamarketing.it
Guerrigliamarketing.it è un’agenzia pubblicitaria specializzata in trovate non convenzionali. Sua fu l’idea, per esempio, di creare il sito Salviamodanny.org, finto appello umanitario che nel 2005 si rivelò poi essere una pubblicità per il film Danny the Dog di Luc Besson.
Per fortuna gli utenti della Rete e i giornalisti stanno diventando più smaliziati e quindi fiutano più facilmente la trappola. Ringrazio infatti Angelo, il lettore che per primo ha risolto il mistero, e segnalo con piacere che Bild ha indicato e messo in evidenza l’ipotesi di “esperti di marketing” e TgCom ha parlato di “soliti italiani, accusati di aver escogitato la bufala per farsi pubblicità”.
40 anni di Internet
Internet, i suoi primi quarant’anni
Ieri Internet è entrata negli “anta”. Non tutti sono d’accordo sul 29 ottobre 1969 come sua data ufficiale di nascita, ma ogni scusa è buona per festeggiare e c’è una storia gustosa da raccontare.
Può sembrare paradossale oggi, in un’epoca in cui colleghiamo e scambiamo mail, foto, film e file di ogni genere fra Mac, PC Windows, PC Linux o Solaris, workstation e telefonini come se niente fosse, ma quarant’anni fa i computer non parlavano fra loro. Non c’era una “lingua” comune, uno standard uguale per tutti. O meglio, c’erano tanti standard e ciascuna azienda sceglieva quello che le faceva più comodo. E in effetti faceva molto comodo, dato che creava nei clienti una dipendenza da quell’azienda.
Immaginate un mondo in cui c’è la mail per Windows e la mail per Mac e i due tipi di mail non sono intercambiabili: questa era grosso modo la situazione informatica di quattro decenni fa, e la storia si ripete oggi con il vendor lock-in dei formati proprietari e il DRM. C’era anche il dettaglio non banale che i computer costavano come un condominio ed erano spesso grandi altrettanto (faceva eccezione la Perottina, ma mi fermo, altrimenti mi viene il magone).
Verso la fine degli anni Sessanta, parallelamente allo sforzo tecnologico immenso di arrivare alla Luna, l’agenzia ARPA (Advanced Research Projects Agency) del Dipartimento della Difesa statunitense, resasi conto della monumentale stupidità di avere computer costosissimi incapaci di dialogare fra loro, decise di creare un modo per interconnettere macchine che “parlavano” lingue differenti.
La rete informatica (a commutazione di pacchetti, innovativa per l’epoca) avrebbe usato delle macchine dedicate, gli IMP (Interface Message Processor), che avrebbero agito da interpreti.
Gli IMP, armadi alti come un uomo (ne vedete uno in quest’immagine) e costruiti con hardware Honeywell secondo specifiche militari con ben 12 kilobyte di memoria, furono realizzati dalla Bolt, Beranek & Newman (BBN), dove lavorava un certo Bob Kahn, che insieme a Vinton Cerf avrebbe poi scritto una cosina chiamata TCP. Quella del TCP/IP sulla quale si basa Internet.
Il primo IMP fu installato alla University of California Los Angeles (UCLA); il secondo fu installato allo Stanford Research Institute, e fra i due fu attivata una connessione telefonica a 50 kbps. Oggi questa velocità di trasmissione fa sorridere, ma all’epoca era l’equivalente informatico del Concorde. Roba che ai comuni mortali sarebbe arrivata vent’anni dopo e che per non pochi è ancor oggi la velocità massima di connessione.
Ovviamente per fare una rete non basta collegare almeno due computer: bisogna anche che si parlino. Ed è questo che accadde il 29 ottobre 1969: Charles Kline, alla UCLA (foto qui accanto), si sedette al terminale, una telescrivente come quella mostrata all’inizio dell’articolo, del calcolatore Sigma 7 e digitò una L (l’iniziale di log).
La lettera L fu tradotta e trasmessa dall’IMP della UCLA e ricevuta a 600 chilometri di distanza dall’IMP di Stanford, che era collegato a un calcolatore della SDS, presso il quale c’era Bill Duvall (foto qui accanto), e poi rispedita a Kline. I due erano in contatto telefonico a voce.
Poi Kline digitò la O. Tutto bene. Alla ricezione della G, il computer a Stanford avrebbe dovuto rispondere con “in” (da cui “login”). Ma nel momento in cui Kline digitò la G e il suo IMP la trasmise a Stanford, l’IMP ricevente andò in crash.
Le comunicazioni digitali furono ripristinate e il crash fu risolto, effettuando il primo logon completo, ma quelle due lettere furono il primo vagito di Internet. C’è chi le interpreta come “lo”, ossia “ecco” (nell’espressione arcaica “lo and behold”, di stampo biblico), e c’è chi pensa meno retoricamente che si tratti di un saluto: “L-O”, ossia “hello”.
Ed eccoci qua, quarant’anni dopo, a scambiarci gigabyte di file splendidamente interoperabili (quando non ci si mettono di mezzo formati proprietari e DRM). Non male, per un esordio così modesto. Buon compleanno, Internet.
Fonti: Computer History Museum (video); The Register; BBC.
Luna, Apollo 17 a 50 cm per pixel
Tempi sempre più duri per i lunacomplottisti
Cinquanta centimetri per pixel, da cinquanta chilometri di distanza. Questa è la risoluzione delle prime immagini dei siti d’allunaggio scattate dalla sonda automatica Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO) nella sua orbita bassa definitiva, appunt a 50 chilometri d’altezza sopra il suolo lunare. A questa risoluzione si possono distinguere chiaramente le zampe della base del modulo lunare dell’Apollo 17, le tracce delle impronte degli astronauti e persino la bandiera. Maggiori dettagli sono disponibili nell’articolo su Complotti Lunari.
Ci sono domande, cari lunacomplottisti?
Con l’occasione segnalo che il 31 ottobre alle 18 sarò a Genova, alla biblioteca Feltrinelli, per una conferenza sulle missioni lunari.
Segnalo anche la mostra Balle spaziali, organizzata da Beatrice Mautino e Stefano Bagnasco del CICAP alla Biblioteca Berio, nella Sala Mostre in Via del Seminario 14, con esperimenti interattivi e un simulatore di modulo lunare che a qualcuno è piaciuto in modo molto eloquente:
La mostra è aperta dal 23 ottobre al 1 novembre, dalle 09:00 alle 18:00 dal lunedì al venerdì e dalle 10:00 alle 19:00 il sabato e nei festivi. Per maggiori informazioni: Festivalscienza.it.
E’ così che si contrasta il rigurgito di scemenze che propinano certi programmi televisivi. La serie di foto completa è qui.




















































