Harrison Schmitt, ex astronauta: "Non è l’uomo la causa dei cambiamenti climatici"
Secondo l’ex astronauta Harrison Schmitt, che ha fatto un allunaggio ed è stato Senatore in New Mexico, i cambiamenti climatici non sono causati dall’uomo.
Di questa sua idea ne parlerà alla conferenza dei 70 scettici sui cambiamenti climatici che si terrà a New York dall’8 al 10 marzo
Schmitt sostiene che gli scienziati siano sotto intimidazione da parte del resto della comunità scientifica, se solo si mostrano in disaccordo con l’idea che:
la combustione di combustibili fossili abbia aumentato i livelli di biossido di carbonio, le temperature e il livello del mare. Tra l’altro hanno anche visto molti dei loro colleghi perdere finanziamenti quando non hanno sostenuto, con il cosiddetto consenso politico, il principio per cui sia l’uomo a causare il riscaldamento globale.
Schmitt si è dimesso dal The Planetary Society, una associazione no-profit che si dedica alla esplorazione nello spazio, fatto che ha convinto Dan Williams direttore dell’Heartland Insitute che ospita la conferenza degli scettici ad invitarlo ai lavori.
E nella sua lettera di dimissioni Schmitt ha scritto:
La paura del riscaldamento globale viene usata come uno strumento politico per aumentare il controllo del governo americano su vita, reddito e potere decisionale.
Schmitt, che è geologo ha detto che i documenti storici indicano che le temperature medie sono aumentate di 1 grado per secolo, e che gli aumenti si sono registrati dal 1400 in poi e che dunque allora non c’erano i combustibili fossili ad emettere CO2. Secondo l’ex-astronauta vi sono parecchie indicazioni di cambiamenti climatici rilevabili nella crosta terrestre che hanno riguardato le diverse ere.
Via | Boston Herald
Foto | lunar networks
La lana dell’ascolano per le case italiane
La Provincia di Ascoli Piceno, l’APA (Associazione Provinciale Allevatori) e l’azienda “Isolana” di Prato sono tra i promotori di una iniziativa interessante dal punto di vista energetico, utilizzando la lana prodotta nell’ascolano come materiale isolante. Insomma un vero e proprio cappotto per coibentare le nostre case.
L’uso di questo materiale non è nuovo, tuttavia l’assessore provinciale alle Attività Produttive Avelio Marini sostiene l’iniziativa anche perchè quel prodotto così nobile e dalle importanti caratteristiche andrebbe perduto; in questo modo invece si recupera una risorsa e si da’ respiro ai produttori che possono continuare con attività tradizionali del luogo.
I pannelli prodotti hanno ottime caratteristiche: oltre alla coibentazione sono infatti impermeabili, poco soggetti alla formazione di muffe, microorganismi e roditori, presentano una buona capacità fonoassorbente e sono resistenti al fuoco; il prezzo infine è basso e tale da rendere questo prodotto competitivo con altri materiali impiegati.
Via | GoMarche.it
Foto | thingermejig
Addio al termometro al mercurio:inquina. E le lampade a basso consumo?
Dal 3 aprile, nessuno potrà più produrre e vendere in Italia termometri al mercurio. Scrive l’Unione consumatori:
Da tale data entra in vigore infatti il decreto ministeriale del 30 luglio 2008, emanato in attuazione di una Direttiva CE per evitare che i termometri finiscano tra i rifiuti e così pure il mercurio, che danneggia l’ambiente e, a lungo termine, la salute umana.
Ma il mercurio non è forse presente anche nelle lampadine a basso consumo?
E allora, perché prendersela con il povero termometro?
Via | Unione nazionale consumatori
Foto | consorzioParsifal
Mercedes Bresso: "Non vogliamo il nucleare in Piemonte". E chiede un nuovo referendum
Mi è arrivato un Comunicato dalla Regione Piemonte che dice che loro non sono disponibili ad ospitare una centrale nucleare. Scrive la Presidente Mercedes Bresso:
Non vogliamo nucleare in Piemonte. In un quadro nazionale preoccupante sulle culture energetiche, il Governo dichiara di voler costruire 4 centrali nucleari di quarta generazione con la Francia in progettazione paritetica. Il Piemonte non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia, ridurre i consumi, proteggere l’ambiente. Oggi infatti, come dimostrano le scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello ambientale. Il Piemonte ha iniziato questo cammino un anno fa, producendo così opportunità di lavoro e miglioramento della qualità del nostro territorio.
Sindrome N.I.M.B.Y.? Sembrerebbe di no, infatti aggiunge Andrea Bairati, assessore regionale all’Energia che a questo punto andrebbe rifatto un referendum per conoscere la volontà degli italiani: Dopo il salto la dichiarazione.
Il Paese si è già espresso attraverso un referendum: vorremmo capire dal Presidente del Consiglio e dal Ministro Scajola come il Governo intende aggirare i risultati di una consultazione popolare. Occorrerebbe tornare a interpellare i cittadini per sapere se hanno cambiato idea o almeno aprire una grande discussione nel Paese. Per quanto riguarda il sito di Trino, restiamo fermi sulle posizioni precedentemente espresse.
Conclude Nicola de Ruggiero Assessore regionale all’ambiente:
Penso che prima di parlare di una nuova stagione nucleare in Italia, che riteniamo obsoleta, pericolosa e improponibile, sia opportuno che il Piemonte venga definitivamente liberato dalle scorie radioattive che conserva ancora nel suo territorio. Il Piemonte ha pagato sinora un prezzo salatissimo.
Il Piemonte ha investito nelle energie pulite oltre 300 milioni di Euro fino al 2013.
Via | Comunicato stampa
Foto | Giunta Piemonte
Coworking a Roma
Piano piano il coworking inzia a estendersi anche in Italia. L’idea è semplice semplice: affittare una postazione da lavoro completa di tutto, condividere lo spazio lavorativo, abbattere i costi di gestione e perciò risparmiare sulla bolletta energetica.
In un ufficio di co-working c’è tutto a disposizione, dalla scrivania alla macchinetta per il caffè, passando per il collegamento wi-fi, al materiale da cancelleria, alla stampante, al fax. Solo che è possibile affittare il tutto a prezzi molto convenienti. Un ufficio del genere collocato in centro costa circa 250 euro al mese. Ma la scrivania “all inclusive” la si può affittare anche per poche ore.
Ora questa soluzione, che aiuta giovani professionisti, ma anche telelavoratori freelance, portata da 7thfloor arriva a Roma. Speriamo nella invasione di tutta la Penisola. Ah! il computer lo dobbiamo portare noi.
Un Governo folle dilapida soldi e fa regali alla Francia col nucleare "vecchio"
Sono seduti sulle spine e non stanno fermi sulla sedia. Chi? I due o tre amici liberali, efficientisti e razionali, che ancora appoggiano turandosi il naso questo Governo, insieme populista e autocratico, basato sulle decisioni balzane e personalistiche del Capo, che spesso – non diversamente dal suo amico Putin – usa l’economia per fare regali agli amici (vedi vicenda Alitalia). L’ultima sciocchezza del Berlusconi “faso tutto mi”, sempre a suon di migliaia di miliardi di vecchie lire dei contribuenti italiani, fa il paio, anzi amplifica l’errore fatto per l’Alitalia. E va a svantaggio dell’Italia, e a vantaggio della Francia.
Un contratto affidato alle ditte francesi, obsolete e fuori mercato, per contruire in Italia (e dove? ne vedremo delle belle) varie costosissime e poco efficienti centrali nucleari di vecchia generazione, che al massimo porteranno il 5 per cento di energia totale, mentre il solo gratuito risparmio, cioè l’eliminazione degli sprechi, ci darebbe fino al 30 per cento di elettricità in più. Perfetta e sottoscritta da “Ecologia Liberale” la dichiarazione al riguardo di Emma Bonino, vice presidente del Senato:
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NUCLEARE, BONINO: E ORA CHI PAGA?
“Sarkozy sarà tornato a casa sicuramente contento dai risultati della sua visita a Roma, in occasione del vertice italo-francese. La tecnologia nucleare francese, che da qualche tempo ha difficoltà a trovare nuovi mercati, specie nei paesi occidentali, e conosce difficoltà tecniche e finanziarie sempre crescenti nella costruzione proprio di una centrale “di terza generazione” in Finlandia, ha trovato l’Eldorado in Italia, con la commessa di ben quattro nuovi/vecchi impianti! Come non mi sono stancata di ripetere in questi mesi questa scelta, tutta politica, non conviene all’Italia.
“E questo non per motivi ideologici, ma semplicemente perché impegnarci per più di venti miliardi di euro per una produzione di energia che nel complesso del fabbisogno italiano, non solo elettrico, potrà rappresentare al massimo neanche il 5% del totale non conviene economicamente al nostro paese, anche tenendo conto dei costi di smantellamento.
“Va bene la politica del “fare”, ma non il fare per il fare: i costi sono alti, i tempi lunghi e i benefici estremamente bassi. Non a caso in modo ben diverso si stanno muovendo altri paesi, a cominciare dagli Stati Uniti.
“Inoltre, vorrei proprio sapere chi paga, chi pagherà i costi finali di quest’operazione, che magari vedrà all’opera l’ennesima “cordata italiana” protetta e garantita dalla mano pubblica. “Chi pagherà?” conclude la Bonino. “Temo siano i soliti contribuenti. Intanto a Parigi si stappa champagne”
Perfetto, l’avremmo potuto pubblicare noi. Ed ora il comunicato di Elisabetta Zamparutti, deputata radicale:
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NUCLEARE, ZAMPARUTTI: UNA SCELTA NEL SOLCO DELL’INCAPACITÀ A GOVERNARE
“Il Governo Berlusconi aveva promesso la definizione di una Strategia Energetica Nazionale ed assistiamo invece all’annuncio di aprioristiche scelte industriali com’è quella nucleare.
“Berlusconi è quindi in linea di continuità con chi lo ha preceduto per mancanza di azione di Governo come capacità di scegliere prevedendo e considerando sempre le tutte le alternative possibili.
“Perché il problema di fondo non è nucleare o non nucleare ma quali opportunità intendiamo cogliere a partire dalle nostre condizioni e potenzialità, a quali costi, economici e sociali.
“Noi Radicali, come negli anni ‘70 ed ‘80 dentro e fuori dal Parlamento, non poniamo un veto ideologico ad una tecnologia, ma un’opposizione convinta a decisioni di retroguardia, all’assenza di strategie forti capaci di affrontare la questione energetica nella sua complessità, alla mancanza di raffronti con strategie alternative, raffronti basati con consapevolezza sul calcolo di costi e benefici. “Anche oggi i nostri intenti sono gli stessi verso una decisione che avviene dopo quasi vent’anni di assenza di dibattito politico in materia di politica energetica nel nostro paese”.
“Ecologia Liberale” condivide i due comunicati parola per parola. Non un provvedimento, in un’Italia sprecona, sul risparmio energetico, nulla sull’incentivazione straordinaria dell’energia solare (termica e fotovoltaico) ecc. Un vero disastro. Peggio di Prodi.
Antibufala: urla dell’Inferno captate trivellando un pozzo siberiano
Trivellazione siberiana capta il calore e le grida dell’Inferno!
Ebbene sì, c’è gente (e non poca) che crede a queste cose, per cui vale comunque la pena sbufalarle, anche perché si impara molto sui meccanismi di propagazione di storie come quella che mi descrive un lettore:
qualche anno fa, sulla rivista Focus, lessi che in Siberia un gruppo di ricercatori, nel scavare una zona, hanno, oltre rilevato nel sottosuolo 1100 gradi circa, registrato delle urla… secondo alcuni, sarebbero le anime dannate che si trovano nell’Inferno, e che tali urla sono il dolore e la sofferenza patiti nell’altro mondo. Qualche giorno fa mi sono ricordato della cosa, e mi sono fatto un giro sul tubo (anche in altri siti, specialmente quelli cattolici, ne parlano) per sentire la registrazione… le dico che sono una persona facilmente impressionabile e che tale registrazione in seguito mi ha fatto passare alcune notti in bianco. Secondo lei è una delle tante leggende metropolitane oppure è vera?
Non ho conferme della citazione da parte della rivista Focus, ma Truthorfiction.com e Snopes.com hanno due indagini sulla vicenda che indicano che all’origine di tutto c’è una notizia vera. Attenzione: ho detto all’origine.
Nel 1984, la rivista Scientific American pubblicò infatti un articolo che descrisse una trivellazione sperimentale che veniva effettuata nella Penisola di Kola, in Russia, ed aveva raggiunto la ragguardevole profondità di 12 chilometri. A quella profondità i ricercatori avevano trovato rare formazioni rocciose, gas e acqua, e temperature fino a 180 gradi (non è chiaro se centigradi o Fahrenheit). Cosa ben diversa dai 1100 gradi descritti nella storia che circola in Rete, per esempio in inglese e in italiano, spesso accompagnata da una registrazione audio.
Come avrete probabilmente intuito, Scientific American non fece alcuna menzione di grida infernali. Anche senza andare a scomodare la prestigiosa rivista, basta un pizzico di buon senso per chiedersi come avrebbe mai fatto una trivellazione a captare dei rumori: avrebbero calato un microfono nel pozzo? Con una prolunga di una dozzina di chilometri? E a che pro i trivellatori dovrebbero calare un microfono?
Il resto della vicenda è un deprimente corto circuito di notizie che nessuno si prende la briga di confermare. Ne parlò nel 1989 la rete televisiva cristiana californiana Trinity Broadcasting Network, dando come fonte della notizia un articolo nel giornale finlandese Ammennusatia, che raccoglieva le sconcertanti dichiarazioni di un certo dottor Azzacov, responsabile del progetto nella lontana Siberia.
La TBN aveva ricevuto l’articolo finlandese da un evangelista del Texas, R.W. Schambach, che lo aveva ricevuto a sua volta da una “rispettabile rivista scientifica” finlandese e da una lettera inviata da un norvegese, Age Rendalen, che ne aveva inviato copia anche direttamente alla TBN.
Ma Rendalen, raggiunto da Truthorfiction.com, confessò di essersi inventato tutto: la storia già circolava nei network religiosi americani e lui l’aveva abbellita, aggiungendo il dettaglio di un’enorme creatura dalle sembianze di pipistrello che sarebbe sbucata dal pozzo, per vedere se qualcuno l’avrebbe verificata. Allegò una copia di un articolo che disse provenire dal giornale più grande e rispettato della Norvegia, che parlava, secondo lui, della vicenda. In realtà era un articolo di un giornale locale che parlava di un ispettore edile.
Rendalen incluse anche il nome e il numero di telefono di un suo amico pastore californiano, che era a conoscenza della burla e aveva l’ordine di rivelare tuttoa qualora qualcuno lo avesse chiamato. Nessuno controllò, e la storia decollò con questo nuovo inquietante dettaglio.
Alcune riviste cristiane effettivamente sbufalarono la storia, ma il celeberrimo tabloid di notizie inventate Weekly World News la ripubblicò nel 1992, collocandola in Alaska, ridandole vita, e tuttora circola vivace su Internet. L’immagine all’inizio di quest’articolo è pubblicata da molti siti sostenitori della leggenda ed è probabilmente tratta appunto dal Weekly World News, dato che la grafica dell’immagine è molto simile a quella adottata dal tabloid.
C’è di più. Una rivista molto autorevole nel suo campo, la Biblical Archaeology Review, ripubblicò la storia, ritenendo che fosse così assurda che i lettori l’avrebbero trovata divertente. Ma alcuni di loro la considerarono autentica e cominciarono a diffonderla accompagnata dalla “garanzia” della rivista. Un classico: c’è sempre qualcuno senza senso dell’umorismo e del ridicolo che fraintende qualsiasi parodia.
Non è finita: ad agosto del 1990, il gestore di Truthorfiction.com fu contattato da un pastore di una piccola chiesa di Flagstaff, in Arizona, che diceva di avere prove dell’autenticità della storia, nella persona di un fisico dell’MIT che gli aveva detto in privato di essere uno degli scienziati coinvolti nel progetto di trivellazione e che era in corso un tentativo di calare un microfono più resistente alle temperature, al quale il fisico avrebbe partecipato. Sei mesi più tardi emerse che l’uomo non era affatto un fisico, ma anzi se l’era svignata da Flagstaff con oltre 20.000 dollari che gli erano stati donati dai fedeli per finanziare la sua “spedizione”.
E poi mi chiedono “ma che male fanno le bufale?”.
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Google Earth trova Atlantide!
Le strade di Atlantide scovate in fondo al mare da Google
Avrete letto nei vari media della sensazionale “scoperta” di solchi paralleli di chiara origine artificiale nei fondali marini, la cui mappa è ora disponibile in Google Earth. L’ubicazione di questi solchi, al largo della costa occidentale dell’Africa, ha fatto pensare ad alcuni al ritrovamento di Atlantide.
La storia ha preso così piede che Google ha pubblicato una smentita ufficiale, firmata da Walter Smith della National Oceanic and Atmospheric Administration e da David Sandwell, dell’istituto oceanografico Scripps presso la University of California San Diego.
L’obiezione più immediata è che se quelle fossero strade, gli isolati misurerebbero anche dieci chilometri, come chiunque può verificare usando gli strumenti di misura di Google Earth.
Ma allora a cosa sono dovute quelle forme regolari? Sono in realtà artificiali per davvero, ma Atlantide non c’entra. Sono le ship track, ossia le zone dove sono passate le navi oceanografiche per effettuare misurazioni dirette. Le zone circostanti sono invece stimate tramite altri metodi, e l’incontro fra questa stima e i dati diretti produce nei dati di Google Earth una sorta di scalino che l’occhio non esperto interpreta come solco fisico. Il fenomeno è fra l’altro osservabile anche in altri luoghi che trovate segnalati nell’articolo di Google.
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Pietra tombale si sposta da sola. Sul serio
Antibufala: pietra tombale da 450 kg si muove da sola, il video della polizia conferma
La notizia ha fatto il giro di parecchie testate (Repubblica, ADNKronos, Ticinonline) e la storia è sicuramente ghiotta, perché fa venire i brividi. Ma per chi segue questo genere di vicende il bufalometro va subito a fondo scala, perché rileva tutti gli ingredienti classici della categoria horror.
La storia è questa: in un paesino olandese c’è una pietra tombale che si sposta da sola. La polizia, sospettando atti vandalici, ha piazzato una telecamera nascosta, ma il video mostra appunto la pietra che si muove senza che nessuno la tocchi. Il video, però, è stato segretato, e la scienza, come al solito, non saprebbe dare spiegazioni. La troupe di Voyager si è precipitata a consultare l’Atlante DeAgostini per calcolare la distanza dal paesino a Rennes-le-Chateau espressa in femtoparsec e scoprire una incredibile correlazione con la distanza Terra-Luna misurata in spanne delle mani di Gianni Morandi.
Confesso, quest’ultima parte è inventata (almeno per ora). Ma il resto no. Vediamo di fare un po’ di chiarezza, con l’aiuto non della stampa tradizionale italiana, che s’è limitata ad un allegro quanto maldestrocopiaincolla, ma con il lavoro dei blogger e dei ricercatori che si sono coordinati via Internet. Spero di citare tutti coloro che hanno contribuito a sbufalare questa storia.
Innanzi tutto c’è confusione su dove sia avvenuto il fatto: Repubblica indica un “paesino del profondo nord dell’Olanda, 162 anime in tutto” di nome Aalsum, ADNKronos mantiene la conta delle anime e la collocazione settentrionale olandese, ma indica Aalsten. Andiamo bene. O un branco di zombi zoccoluti sta uscendo in massa dalle tombe dei Paesi Bassi e i paesini olandesi sono fatti con lo stampino, o qualcuno non è manco capace di copiare correttamente un nome di una località.
Molti articoli citano le parole inquietanti della portavoce della polizia, Anna Van der Meer:
“Assurdo, da brividi, assolutamente incredibile. Quando ho visto il nostro video sono rimasta di stucco. Si vede la pietra scivolare di lato, quasi cadere per terra. Poi tocca la tomba di fianco e si ferma lasciando il sepolcro in gran parte scoperchiato con un movimento di più di un metro. Com’è possibile? Non lo so, pesa 450 chili. Oltretutto nel video si vede benissimo che la pietra è ferma, poi in un batter d’occhio schizza di lato. Non ho mai visto una cosa del genere in tutta la mia carriera. Noi non abbiamo nessuna spiegazione.”
Ma la spiegazione c’è: basta cercarla bene. Cominciamo dalla località: Francesco F. osserva che non c’è nessuna Aalsten in Olanda, secondo Google Earth (c’è una Aalst, ma in Belgio). Esiste invece una Aalsum, che ha anche una pagina su Wikipedia in olandese dove è riportata (senza fonti) quest’informazione:
Op 18 februari 2009 kwam Aalsum in het nieuws door een grafsteen die in een paar seconde een meter verschoof. Dit gebeurde zonder dat er dan ook maar enig zichtbaar menselijk handelen aan te pas kwam. Doordat de familie al vijf keer aangifte had gedaan van grafschennis besloot de politie een camera op te hangen. Deze camera had niet het gewenste effect van het aanhouden van ‘de dader’. Toen de een agent (na de volgende melding van grafschennis) de beelden terug keek bleek dit ‘uit zich zelf’ te zijn gebeurd. Het Nederlands Forensisch Instituut heeft de zaak onderzocht en is tot een conclusie gekomen. De te gladde grafsteen is door de zon opgewarmd en daardoor uitgezet. De druk tussen de afdekplaat en de grafsteen is door de warmte veel toegenomen. Door de combinatie van deze dingen is de grafsteen dus verschoven.
Una traduzione spiccia con Google Translate (il mio olandese non è brillante) indica che la polizia scientifica olandese ha eccome una spiegazione: la lapide, troppo liscia, si scalda al sole e si dilata. Il calore aumenta la pressione fra la copertura sotto la lapide e la lapide stessa, e questi fattori insieme spostano la pietra.
Qui accanto vedete un’immagine di quella che, stando a Froeks.tv, sarebbe la tomba in questione, e qui c’è una foto della chiesa di Aalsum con annesso cimitero.
I lettori del blog di Massimo Polidoro hanno poi scovato l’articolo originale olandese del Volkskrant e insieme a Massimo sono arrivati anche loro alla soluzione contattando i colleghi sul posto:
…al cimitero non sono affatto sconvolti da quello che è accaduto. Il custode del cimitero ha spiegato che il fenomeno della lastra che scivola e cade si è verificato ogni volta in cui ha fatto molto freddo e poi, all’improvviso, è uscito il sole.
Come già anticipato dalla polizia olandese, si tratta molto probabilmente di una questione di dilatazione termica cui vanno aggiunti il marmo estremamente levigato del coperchio, che diventa così molto scivoloso, e l’inclinazione della tomba. Oltretutto, il custode ha spiegato che il marmista ha ammesso l’errore e ha ripreso il coperchio nel suo laboratorio per renderlo meno scivoloso.
I dettagli corrispondono a quanto descritto dai siti olandesi Ed.nl, Geenstijl.nl e Leeuwardercourant.nl. Una gran montatura, insomma, che i media avrebbero potuto evitare con un minimo di verifica. Ma perché lasciare che la verità guasti una bella storia?
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Piccola demo di realtà aumentata
Più facile farla vedere che spiegarla: la “realtà aumentata” non è un giocattolo
Il concetto circola da qualche anno, ma sembra aver preso piede ultimamente grazie a un salto di qualità e a una notevole semplificazione dell’utilizzo: mi riferisco alla realtà aumentata, ossia l’integrazione in tempo reale di oggetti virtuali in una scena reale.
E’ una funzione utilissima per fornire molte informazioni in modo intuitivo e senza distogliere lo sguardo, per esempio durante la guida o un’operazione chirurgica (o la sua pianificazione, come mostrato qui accanto) o un’azione di polizia, ma anche per scopi ricreativi o educativi.
La realtà aumentata (augmented reality in inglese) non è il parente povero della realtà virtuale, nella quale tutto è generato digitalmente tranne eventualmente il protagonista, ma è semmai il suo contrario: nella realtà aumentata tutto è reale, tranne qualche oggetto digitale, che viene aggiunto e inserito nella visuale dell’osservatore come se esistesse realmente, rispettando quindi movimenti e prospettiva.
Questo comporta minori esigenze di potenza di calcolo e apre possibilità di utilizzo differenti: immaginate, per esempio, di guidare e vedere davanti a voi, in sovrimpressione, le istruzioni grafiche del navigatore o l’indicazione della vostra velocità o un segnale di presenza di un’auto nel punto cieco degli specchietti retrovisori, senza dover togliere lo sguardo dalla strada (un po’ come l’HUD utilizzato dai piloti militari). Un’altra applicazione, proposta da Microsoft, è un sistema integrato in un telefonino: basta inquadrare una strada perché il telefonino riconosca la propria ubicazione e sovrapponga all’immagine informazioni sui negozi o ristoranti locali, oppure mostri agli addetti agli scavi la disposizione di cavi e condotte sotterranee che sarebbe opportuno non tranciare.
Spiegarla è complicato, ma è molto più semplice mostrarla in funzione tramite uno dei tanti siti che ne offre dimostrazioni gratuite a scopo pubblicitario, come questo. Vi basta avere una connessione a Internet e un computer dotato di webcam.
Per prima cosa stampate il foglio con l’immagine di guida (fiduciary marker) seguendo le indicazioni sullo schermo (basta cliccare sull’icona della stampante nella pagina Web). Poi cliccate sul pulsante che avvia la realtà aumentata, date il consenso all’uso della webcam, e piazzate il foglio in modo che la webcam lo veda. E divertitevi.
Nel caso dell’animazione mostrata in questa demo che ho preparato alla buona stanotte, inoltre, potete soffiare nel microfono del computer per far ruotare più velocemente le pale dei generatori eolici virtuali.
Trovate moltissimi altri esempi (e uno splendido plug-in per Google Sketchup) anche su Youtube cercando le parole augmented reality.
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