Google: posta prioritaria, ricerca in tempo reale e telefonate

settembre 3, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Aggiornamenti multipli per gli utenti di Google

Google ha presentato una serie di novità interessanti per chi usa i suoi servizi di ricerca e di posta. La prima farà tremare le gambe a Skype, la società il cui programma omonimo è uno dei più noti e diffusi per effettuare telefonate via Internet a costo bassissimo o nullo: la chat vocale e video di Gmail, che prima consentiva videochiamate solo fra computer, ora permette anche di telefonare ai numeri di telefono normali.

Questa novità è limitata per ora agli utenti che si trovano negli Stati Uniti, ma verrà estesa progressivamente anche agli altri paesi. Senza dover lanciare un’applicazione apposita (come fa invece Skype), si potrà telefonare direttamente dalla pagina Web di Gmail. Per predisporre il servizio occorre andare a gmail.com/call e installare il software per la chat vocale e video, riavviando infine tutti i browser. Il servizio è compatibile con Windows XP o superiore, Mac OS X 10.4 o superiore, e con Linux). Quando sarà attivato, nell’area di chat della pagina di Gmail comparirà l’opzione di fare una telefonata, con tanto di tastiera classica.

A proposito di Gmail c’è un’altra novità: la Priority Inbox, o Posta Prioritaria nella versione italiana. Se il servizio è attivabile sulla vostra utenza, vedrete l’avviso in alto a destra, in rosso, nella pagina Web della vostra posta Gmail. Se scegliete di attivarlo, Google evidenzierà i messaggi di posta che ritiene siano più importanti, sulla base delle vostre abitudini: darà meno risalto ai messaggi dei mittenti che cancellate e più importanza a quelli dei mittenti con i quali scambiate più mail. A differenza di un filtro tradizionale, la Posta Prioritaria impara man mano le preferenze dell’utente: una sorta di antispam alla rovescia. Per chi accede a Gmail usando un programma di posta invece della pagina Web, la Posta Prioritaria avrà un’etichetta in più, denominata “Importante”, che verrà applicata appunto ai messaggi che Gmail ritiene siano più importanti.

Visto che si parla di pagine Web, c’è anche una versione nuova fresca fresca, la 5.0.375, di Chrome, il browser di Google, che offre un’interfaccia ancora più semplificata: per esempio, sparisce la distinzione fra casella in cui si immettono gli indirizzi e casella in cui digitare le parole da cercare in Google. Chi è già utente di Chrome lo vedrà aggiornarsi automaticamente.

Segnalo infine una novità nel campo delle ricerche con Google: la ricerca in tempo reale, disponibile presso www.google.com/realtime, oppure cliccando su Aggiornamenti nella colonna di sinistra della pagina dei risultati di Google. Questa nuova funzione offre appunto risultati costantemente aggiornati, inclusi quelli di Twitter, Facebook e altri social network, man mano che vengono pubblicati. È ora possibile effettuare ricerche cronologiche, specificando un periodo di tempo dal grafico generato automaticamente che mostra l’andamento temporale delle parole cercate, e circoscrivere i risultati a fonti provenienti da una specifica zona geografica (stato o città) per sapere di cosa stanno discutendo gli internauti di quella zona: una funzione comoda, per esempio, per essere informati sugli eventi della propria città o della località dove andrete in vacanza.

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Straordinario mese portafortuna con cinque domeniche

settembre 3, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Un mese con cinque domeniche capita solo ogni 823 anni e porta fortuna se lo dite a tutti. Che è una fesseria

“Quest’anno nel mese in corso (Agosto) ci sono 5 domeniche, 5 lunedì e 5 martedì: l’evento accade solo ogni 823 anni e nel feng shui cinese pare (pare) che porti soldi a chi lo fa presente ad altri 8 amici.”

Questo è il testo di una mail che sta girando per il mondo in varie lingue. Peccato che inoltrarla a otto amici, invece di portare soldi, porta solo brutte figure, perché dimostra l’ingenuità del mittente.

Certo, ad agosto 2010 ci sono state cinque domeniche, cinque lunedì e cinque martedì, ma non è affatto vero che una combinazione del genere si verifichi ogni 823 anni, perché qualunque mese di 31 giorni che cominci di domenica ha cinque domeniche, cinque lunedì e cinque martedì.

Infatti la combinazione si ripeterà già a maggio del 2011 e poi ancora a gennaio e a luglio del 2012, a dicembre del 2013, a marzo del 2015, e così via. Basta guardare un calendario, magari proprio quello che c’è nel computer, prima di cliccare ottusamente su Inoltra a tutti. Altro che 823 anni.

Ma magari l’appello intendeva che la combinazione calendariale avveniva ogni 823 anni specificamente in agosto. Macché: un’altra sbirciatina al calendario e si scopre che avverrà nel 2021, nel 2027 e nel 2032.

Che c’entra il feng shui? Assolutamente nulla. Serve solo a dare la patina di misticismo che non può mancare in ogni catena di sant’Antonio che si rispetti. Ma non ditelo a quelli che su Facebook parlano di feng shui e abboccano a questa storiella. Le discipline orientali chiedono spesso ai loro seguaci di vuotare la mente. C’è chi non ha dovuto fare molta fatica per raggiungere questo risultato.

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Il video dei cuccioli gettati in acqua (UPD 22:50)

settembre 3, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Quando un video fa così schifo che s’incazzano anche i bassifondi di Internet

Questa è un’indagine che affronto veramente a malincuore, per l’argomento che tratta, ma ho ricevuto molte segnalazioni e non posso quindi ignorare ulteriormente il terribile video, pubblicato su LiveLeak e segnalato ormai nei media (Ticinonline, Corriere della Sera, ANSA, Tiscali, Leggo, CNN), che sembra mostrare una ragazza che prende dei cuccioli di cane da un secchio e li getta in un fiume.

Il video, stando alle indicazioni di Liveleak, è comparso il 30 agosto 2010 ad opera dell’utente btard4lulz, creato per l’occasione, che dice di non conoscere la ragazza e di aver caricato il video perché “era stato rimosso rapidamente da Youtube” e perché l’account della ragazza su Youtube “(dove era stato caricato in origine) era stato flaggato e bannato”. Liveleak dice che “a quanto pare la polizia bosniaca sta investigando quest’episodio”.

Il nome dell’utente btard4lulz sembra essere in parte un riferimento ai /b/tards, un termine usato per indicare gli utenti o frequentatori dell’area random di 4chan.org, dedicata di solito a immagini scioccanti di ogni genere (dalla pornografia alle esecuzioni agli incidenti stradali) in totale anarchia. Gli utenti di 4chan sono noti per aver creato o divulgato molti dei memi di Internet, come i lolcat (immagini di gatti con didascalie umoristiche) e il rickrolling (link-burla che sembrano portare a un contenuto altamente desiderato da qualcuno ma in realtà portano a un video musicale di Rick Astley) e anche per azioni più serie come la protesta contro Scientology. L’altra parte del nome, 4lulz, significa “per ridere ai danni di qualcuno” (for the lulz).

La domanda che si pongono in molti è se il video sia autentico o falso. La speranza che sia un falso è molto comprensibile, ma nel video non ci sono indicazioni che la supportino. Alcuni hanno notato che i cuccioli escono momentaneamente dall’inquadratura prima di essere gettati e teorizzano che vengano sostituiti da pupazzi, ma in almeno uno dei terribili lanci non c’è questa discontinuità.

La caccia alla ragazza colpevole di un gesto così crudele (e a chi altrettanto crudelmente l’ha ripreso e pubblicato) si è scatenata, e in prima fila ci sono proprio gli utenti di 4chan, che per quanto abituati a fare della dissacrazione, della provocazione e della molestia la propria ragione di esistere in questo caso si sono mobilitati per indagare sul video, incoraggiati forse dal recente successo nell’identificare via Internet una donna, Mary Bale, che era stata ripresa a Coventry, in Inghilterra, mentre gettava un gatto in un bidone della spazzatura. Il gatto è stato recuperato dopo quindici ore di prigionia (altri dettagli sono qui su Encyclopedia Dramatica, sito non adatto a molti luoghi di lavoro o agli animi sensibili).

Stando a Gawker.com e altri siti, il regista Michael Bay (Transformers) ha offerto sul proprio sito una taglia di 50.000 dollari per la ragazza e per chi ha ripreso il video. La pagina è stata poi rimossa (qui ne trovate una cattura). L’associazione animalista PETA ha offerto 2000 dollari. Su Facebook si sono organizzati gruppi dedicati alla caccia ai responsabili del video. C’è anche un presunto video di scuse, ma è solo un fotogramma del video originale sul quale è stata messa una scritta in inglese. Potrebbe averlo realizzato chiunque, magari a caccia di pubblicità: infatti alcuni link associati al video, trovati da Rodri (che ringrazio), puntano a siti di marketing virale e altri suggeriscono vendette personali ai danni di persone che non c’entrano nulla. Un altro dei volti associati dal popolo di Internet a questa vicenda si riferisce in realtà a una presunta assassina negli Stati Uniti.

Un esempio della discussione e dell’indagine su 4chan è qui (attenzione: il link contiene immagini potenzialmente scioccanti). Si sostiene che sia stato identificato l’account Facebook della ragazza, quello dell’utente Youtube che pubblicò inizialmente il video (un certo “Martin”) e anche il fiume Vrbas lungo il quale sarebbe stato ripreso il video. In un forum di giochi croato c’è un commento in cui sembra che questo “Martin” si lamenti della persecuzione da parte di 4chan. Secondo questa pagina Facebook, che afferma di riportare notizie dai media croati e bosniaci, la ragazza chiede se uno dei cuccioli gettati sta nuotando e parla “croato con forte accento bosniaco”.

Il problema è che a differenza del video inglese, in questo nuovo video-shock ci sono pochissimi elementi utili per un’indagine (si potrebbe identificare la lingua in cui parla brevemente la ragazza e anche il luogo nel quale è stato ripreso il video: questi sarebbero perlomeno elementi certi). Di conseguenza, il rischio di accanirsi contro la persona sbagliata, provocando un vero e proprio linciaggio (non solo via Internet, ma anche con minacce telefoniche, come nel caso inglese) è molto alto. Ho visto in Rete circolare i nomi più disparati e varie nazionalità (svedese, bosniaca, croata, tedesca), e c’è chi già parla di certezze, come Tiscali (“identificata la ragazza”). Non li riporto qui anche per non contribuire al linciaggio.

Se potete contribuire all’indagine, per esempio identificando la lingua e traducendo quello che viene detto nel video o localizzando il luogo (in modo documentato e non superficiale), lo spazio dei commenti qui sotto è a vostra disposizione. Se preferite segnalazioni private, contattatemi via mail. Per evitare ulteriori linciaggi ed equivoci dalle conseguenze potenzialmente gravissime, verranno cestinati tutti i commenti che fanno nomi o indicano indirizzi di abitazione di persone accusate di essere coinvolte nel video.

Una cosa è certa: questi due episodi mostrano il potere di Internet, sia in senso positivo, sia in senso negativo. Nel caso del gatto inglese, un’indagine che avrebbe richiesto settimane alle forze dell’ordine (ammesso che ne avessero il tempo e le risorse) è stata risolta in poche ore, con la confessione della diretta interessata. Nel caso dei cuccioli, invece, il delirio di onnipotenza rischia di coinvolgere ragazze innocenti in un gioco al massacro. Anche questa sarebbe una crudeltà sadica quanto quella mostrata nel video.

Abbiamo in mano un nuovo, grande potere. Usiamolo con prudenza.

22:00 – Forse identificata e documentata la località

Un lettore, Stuart, segnala questo articolo sul sito Euroinfo.ba, che se Google Translate non è del tutto fuori strada, dice che dei reporter si sono recati in un villaggio vicino a Bugojno, in Bosnia-Erzegovina, dove hanno trovato una zona della riva del fiume Vrbas identica a quella visibile nel video. Se qualcuno sa tradurre la lingua dell’articolo (che dovrebbe essere croato), mi contatti, perché sembra contenere altre informazioni interessanti.

Poco dopo, Stuart ha trovato quella che sembra essere la fonte originale dell’articolo, più ampia e corredata di foto forse riferite alla località mostrata nel video: Vecernji.hr. Anche qui sarebbe utile avere una traduzione. Qualcuno si offre?

Fonti aggiuntive: Msnbc.com, Gawker.com, NYDailyNews, Cnet.com.

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Sapete il russo? Mi serve una mano

settembre 1, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

A caccia del primo libro lunacomplottista della storia

Se sapete il russo, ho una cortesia da chiedervi: ho bisogno di sapere cosa dice questo documentario lunacomplottista russo (o comunque doppiato in russo) nei primi tre-quattro minuti. La ragione è abbastanza curiosa: tantissimi siti citano un libro, Did Man Land on the Moon? del matematico James J. Cranny, come primissimo libro lunacomplottista, pubblicato in Texas nel 1970. Ma di cosa dica questo libro non c’è traccia in Rete, e il libro non è reperibile in nessuna libreria o biblioteca online. Paradossalmente, l’unica traccia che ne ho trovato è appunto nei primi minuti di questo documentario russo, dove viene mostrata (a 2:50 circa) la sua copertina.

Se volete i dettagli dell’indagine, li trovate qui su Complotti Lunari. Chi volesse collaborare alla traduzione mi contatti via mail o nei commenti.

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Quiz: cos’è quest’immagine, e cosa nasconde?

settembre 1, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Giochiamo con la nostalgia digitale

Sapete dirmi cosa mostra quest’immagine e quale chicca si annida nei suoi dettagli?

Se indovinate, vi regalo un’altra chicca dello stesso genere. Buon divertimento!

10:05

Sapevo che ci sareste arrivati in poco tempo. Sì, si tratta di un fotogramma tratto da Tron (1982), che mostra la vela solare mentre attraversa un paesaggio digitale nel quale, a un certo punto, i rilievi e le pianure assumono la forma della testa di Topolino. Ecco lo spezzone:

Come promesso, vi regalo un’altra chicca tratta dallo stesso film: Pac-Man annidato in uno dei display.

Inoltre nell’ufficio di Alan (alias Tron) si scorge la scritta “Gort Klaatu Barada Nikto” a circa 27 minuti dall’inizio.

E naturalmente non si può dimenticare che Peter Jurasik (Crom) e Bruce Boxleitner (Alan/Tron) saranno poi fra gli interpreti principali di Babylon 5.

Chissà se il nuovo Tron, in uscita a dicembre, sarà all’altezza del lavoro pionieristico dell’originale.

Fonti: Den of Geek, Fark, Eeggs.

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Come farsi dare soldi dai bancomat (UPD 20100831)

settembre 1, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

A Las Vegas si fa jackpot ai bancomat

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. In particolare, il nome del ricercatore è stato corretto: era stato indicato come Branaby Jack perché varie fonti lo riportavano con questa grafia, ma sul sito della sua azienda il nome è Barnaby Jack.

Las Vegas, fine luglio scorso. Un uomo si avvicina a un bancomat, apre uno sportello, inserisce una penna USB, e lo sportello automatico inizia ad erogare soldi gratis, fra gli applausi dei presenti.

L’uomo è Barnaby Jack, direttore della ricerca sulla sicurezza della IOActive Labs, e non è stato arrestato per la semplice ragione che il suo insolito jackpot è stato effettuato su un palcoscenico come dimostrazione tecnica durante la conferenza di sicurezza Black Hat, tenutasi appunto a Las Vegas.

Jack ha saputo fare anche di meglio: mentre in questo attacco ha dovuto accedere fisicamente al bancomat aprendone il frontale, in un’altra dimostrazione è riuscito a riprogrammare l’apparecchio da remoto, senza neppure toccarlo.

Le dimostrazioni di Jack erano mirate ai bancomat di due marche specifiche, la Triton e la Tranax. Gli apparecchi di una di queste aziende, ha spiegato Jack a Wired, avevano una vulnerabilità nella funzione di monitoraggio remoto, che era attiva per default, era accessibile via Internet o telefonicamente e permetteva di scavalcarne i sistemi di autenticazione. Il monitoraggio remoto è stato disabilitato da poco dalla casa produttrice, anche in seguito alla segnalazione di Jack.

L’altra marca, invece, aveva una falla di sicurezza, successivamente corretta, che consentiva l’esecuzione di programmi non autorizzati.

Una delle scoperte più interessanti di Jack è che le serrature standard dei pannelli di manutenzione di tutti i bancomat di una delle marche coinvolte nella sua dimostrazione si aprono con una chiave universale, facilmente acquistabile via Internet per una decina di dollari (la ditta offre una serratura personalizzata solo come accessorio supplementare). Questo consente a qualunque malintenzionato di accedere facilmente alle parti interne dell’apparecchio, cosa che ha permesso a Jack di inserire una penna USB contenente del software ostile per Windows CE, il sistema operativo utilizzato da entrambe le marche.

Questo software, una volta installato, rimaneva in attesa di un codice di attivazione digitato sulla tastiera del bancomat. In alternativa, il malintenzionato poteva inserire una speciale tessera di controllo. Fatto questo, sullo schermo compariva un menu nascosto che consentiva di far erogare soldi allo sportello automatico.

Non si tratta di dimostrazioni ipotetiche: attacchi analoghi sono stati scoperti in Russia e in Ucraina l’anno scorso ai danni di sportelli della Diebold e della NCR, ma richiedevano un complice interno (per esempio un tecnico). Questo può succedere: all’inizio del 2010, un membro del personale informatico della Bank of America, Rodney Reed Caverly, è stato incriminato con l’accusa di aver installato software ostile sui bancomat del suo datore di lavoro, in modo da poter prelevare migliaia di dollari senza lasciare traccia delle transazioni.

Ma perché ricercatori come Barnaby Jack fanno queste rivelazioni? Non sarebbe più prudente stare zitti, affinché i ladri non possano approfittare delle tecniche divulgate? No, spiega Jack: le dimostrazioni pubbliche di vulnerabilità servono a convincere i responsabili delle ditte che producono sportelli automatici ad esaminare con maggiore attenzione la sicurezza dei loro apparati, troppo spesso venduti e usati dando per scontato che siano invulnerabili. Inoltre servono anche a noi consumatori, perché se veniamo colpiti da una frode di questo genere e non sappiamo che è possibile effettuarla, spesso spetta a noi dimostrare di essere vittime innocenti, perché le banche presumono che siamo stati noi a commettere qualche errore di sicurezza o a divulgare i nostri codici di accesso.

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Come farsi dare soldi dai bancomat

agosto 31, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

A Las Vegas si fa jackpot ai bancomat

Las Vegas, fine luglio scorso. Un uomo si avvicina a un bancomat, apre uno sportello, inserisce una penna USB, e lo sportello automatico inizia ad erogare soldi gratis, fra gli applausi dei presenti.

L’uomo è Branaby Jack, direttore della ricerca sulla sicurezza della IOActive Labs, e non è stato arrestato per la semplice ragione che il suo insolito jackpot è stato effettuato su un palcoscenico come dimostrazione tecnica durante la conferenza di sicurezza Black Hat, tenutasi appunto a Las Vegas.

Jack ha saputo fare anche di meglio: mentre in questo attacco ha dovuto accedere fisicamente al bancomat aprendone il frontale, in un’altra dimostrazione è riuscito a riprogrammare l’apparecchio da remoto, senza neppure toccarlo.

Le dimostrazioni di Jack erano mirate ai bancomat di due marche specifiche, la Triton e la Tranax. Gli apparecchi di una di queste aziende, ha spiegato Jack, avevano una vulnerabilità nella funzione di monitoraggio remoto, che era attiva per default, era accessibile via Internet o telefonicamente e permetteva di scavalcarne i sistemi di autenticazione. Il monitoraggio remoto è stato disabilitato da poco dalla casa produttrice, anche in seguito alla segnalazione di Jack.

L’altra marca, invece, aveva una falla di sicurezza, successivamente corretta, che consentiva l’esecuzione di programmi non autorizzati.

Una delle scoperte più interessanti di Jack è che le serrature standard dei pannelli di manutenzione di tutti i bancomat di una delle marche coinvolte nella sua dimostrazione si aprono con una chiave universale, facilmente acquistabile via Internet per una decina di dollari (la ditta offre una serratura personalizzata solo come accessorio supplementare). Questo consente a qualunque malintenzionato di accedere facilmente alle parti interne dell’apparecchio, cosa che ha permesso a Jack di inserire una penna USB contenente del software ostile per Windows CE, il sistema operativo utilizzato da entrambe le marche.

Questo software, una volta installato, rimaneva in attesa di un codice di attivazione digitato sulla tastiera del bancomat. In alternativa, il malintenzionato poteva inserire una speciale tessera di controllo. Fatto questo, sullo schermo compariva un menu nascosto che consentiva di far erogare soldi allo sportello automatico.

Non si tratta di dimostrazioni ipotetiche: attacchi analoghi sono stati scoperti in Russia e in Ucraina l’anno scorso ai danni di sportelli della Diebold e della NCR, ma richiedevano un complice interno (per esempio un tecnico). Questo può succedere: all’inizio del 2010, un membro del personale informatico della Bank of America, Rodney Reed Caverly, è stato incriminato con l’accusa di aver installato software ostile sui bancomat del suo datore di lavoro, in modo da poter prelevare migliaia di dollari senza lasciare traccia delle transazioni.

Ma perché ricercatori come Branaby Jack fanno queste rivelazioni? Non sarebbe più prudente stare zitti, affinché i ladri non possano approfittare delle tecniche divulgate? No, spiega Jack: le dimostrazioni pubbliche di vulnerabilità servono a convincere i responsabili delle ditte che producono sportelli automatici ad esaminare con maggiore attenzione la sicurezza dei loro apparati, troppo spesso venduti e usati dando per scontato che siano invulnerabili. Inoltre servono anche a noi consumatori, perché se veniamo colpiti da una frode di questo genere e non sappiamo che è possibile effettuarla, spesso spetta a noi dimostrare di essere vittime innocenti, perché le banche presumono che siamo stati noi a commettere qualche errore di sicurezza o a divulgare i nostri codici di accesso.

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Privacy nei browser? Mica tanto

agosto 31, 2010 · Filed Under Controinformazione · Comment 

Le modalità private dei browser non sono private

Secondo una ricerca (PDF) presentata recentemente allo Usenix Security Symposium a Washington, le funzioni di navigazione privata offerte dai principali browser (Internet Explorer, Firefox, Chrome e Safari) non funzionano come promesso e possono dare un falso senso di sicurezza.

In teoria queste funzioni dovrebbero consentirvi di visitare un sito Web senza lasciarne traccia sul vostro computer, ma non è così. Per esempio, quando un utente visita in modalità privata uno dei tanti siti che usano certificati di sicurezza SSL, se usa IE, Firefox e Safari questa visita viene registrata comunque in un file sul suo computer. In Firefox, la modalità privata lascia tracce ogni volta che un utente imposta delle preferenze specifiche per un sito oppure usa un plug-in o un’estensione (componente aggiuntivo del browser) o visita un sito che usa le funzioni avanzate dell’HTML5. Internet Explorer è invece colto in fallo dai siti che effettuano query SMB per qualsiasi motivo.

In generale, i browser non isolano correttamente le sessioni di navigazione privata da quelle non private, per cui un sito appositamente predisposto può tenere traccia dei visitatori che lo consultano prima in modalità pubblica e poi in modalità privata. Gli autori della ricerca hanno trovato inoltre il modo di consentire a un sito di sapere se i suoi visitatori usano la modalità privata: basta l’uso attento di un IFRAME e di un po’ di Javascript.

Cosa ancora più interessante, i ricercatori hanno usato questo sistema per sapere in quali situazioni viene usata la navigazione privata. Anche se i produttori reclamizzano queste funzioni come soluzioni per acquistare regali senza che il destinatario lo venga a sapere in anticipo, in realtà l’uso più comune della navigazione privata riguarda i siti a luci rosse. Questo risultato statistico probabilmente non sorprenderà nessuno. La vera sorpresa è che la percentuale di utenti che adotta la modalità privata nei siti osé è molto vicina a quella di coloro che la usano per fare shopping o per la navigazione generica: rispettivamente l’8% e il 6%.

L’altro aspetto interessante è che c’è molta variabilità da un browser all’altro. Gli utenti di Internet Explorer sono quelli che usano meno le funzioni di privacy (il 2%, compresi i siti pornografici), mentre gli utenti di Safari sono all’estremo opposto con un notevole 14%. Il problema fondamentale è che a prescindere dal tipo di sito visitato, la ricerca mostra chiaramente che la fiducia degli utenti nelle funzioni pro-privacy dei programmi di navigazione è mal riposta. Qualunque cosa facciate online, è meglio sapere di essere osservati che credere di essere invisibili.

Fonti: The Register, The Inquirer, Gizmodo, Ars Technica.

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Logitech Headset H760, le cuffie senza fili

agosto 25, 2010 · Filed Under Curiosità e Gadget · Comment 

Logitech Headset H760

Sono sempre più convinto che i cavi per le cuffie siano un incidente di percorso nel settore dell’audio, soprattutto quando si fa sport. Le prime soluzioni, però, iniziano a conquistare il mercato. L’ultima si chiama Logitech Headset H760.

Le cuffie si collegano al computer mediante il wireless a 2,4 GHz fino a 12 metri. La batteria interna permette un’autonomia di 6 ore. La ricarica, invece, avviene in 2,5 ore via USB.

Il design ergonomico, la grandezza regolabile e i padiglioni ruotabili ne fanno un compagno ideale per ogni tipo di testa sia per la musica che per le chiamate VoIP. Il dispositivo è in vendita nel sito di Logitech per 99,99 €.

[via Logitech]

Logitech Headset H760, le cuffie senza fili é stato pubblicato su gadgetblog alle 10:24 di martedì 24 agosto 2010.



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ViewSonic ViewPad: Tablet dual boot Android/Windows

agosto 25, 2010 · Filed Under Curiosità e Gadget · Comment 

Dopo MSI, Samsung e Toshiba anche ViewSonic si accinge a presentare all’IFA 2010 di Berlino due nuovi tablet.

Il ViewPad è dotato di touchscreen da 7 pollici, fotocamera posteriore, videocamera frontale, slot per schede di memoria microSD, accelerometri, ricevitore A-GPS, connettività Bluetooth, WiFi, 3G e sistema operativo Android.

Il secondo tablet, di cui non si conosce ancora il nome, dispone invece di touchscreen da 10 pollici ed offre la possibilità di effettuare il dual boot, ovvero avviare un sistema operativo a scelta tra Android e Windows, probabilmente nella versione Embedded Compact 7.

Secondo alcune indiscrezioni i prezzi dovrebbero essere compresi tra 300 e 400 £, circa 370 – 490 €.

[via slashgear]

ViewSonic ViewPad: Tablet dual boot Android/Windows é stato pubblicato su gadgetblog alle 09:00 di martedì 24 agosto 2010.



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